SPERARE È ARDERE E RISPLENDERE
Giovedì della IV settimana di quaresima (3 aprile)
Il ricorso alla figura di Giovanni Battista, che oggi emerge nel brano del vangelo, ci invita ad un serio esame di coscienza. Gesù lo addita come “lampada che arde e risplende”, non come un oggetto che fa bella mostra di sé, bensì funzionale “arde e risplende”. Questa immagine ci riconduce, inevitabilmente, al giorno santo e benedetto del nostro battesimo, quando abbiamo ricevuto il segno della candela accesa al cero pasquale e ci è stato ricordato che illuminati da Cristo, dovevamo vivere come figli della luce e perseverando nella fede, andare incontro al Signore che viene. Sorge spontaneo domandarci: che cosa ne abbiamo fatto di quella candela? Sicuramente è ben riposta in qualche cassetto, unitamente alla veste bianca, ma nella nostra vita personale siamo stati capaci di tenerla accesa, di alimentarla con la fede, la speranza e la carità, di modo che non si spegnesse? Una lampada che non arde e risplende non ha senso, una vita che non risplende e si consuma come un cero è una vita sciupata. Voglio invitarvi alla riflessione con una poesia del compianto Vescovo Pio Vigo, che esprime bene il concetto. Tra gli ultimi aromi/di una preghiera succhiata dai muri/appresi/di un cero/stanchezza/e lamento. Lacrime mute/gemeva/solo/nell’ombra. Gocce di vita/meste/giacevano insieme. Confortai col mio/il suo pianto/tacendo. Ignorava/ quanta ricchezza da esso/cadeva. Morire/gli disse/è l’unica arte/di amare.

