SPERARE È LIBERTA’
Martedì della IV settimana di quaresima (1° aprile)
Il brano del vangelo di oggi evidenzia innanzitutto la compassione di Gesù nei riguardi di quest’uomo lungamente ammalato e solo. Gesù, infatti, “Ancor oggi come buon samaritano viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza” (Prefazio comune VIII). Dinanzi al prodigio della guarigione emerge il secondo, ostacolante, aspetto: la reazione dei Giudei, scandalizzati dal fatto che quell’uomo è stato guarito in giorno di sabato. La legge, che per sua natura è una esperienza liberante, diviene – se assolutizzata – vincolante. “L’insegnamento sul valore della legge è molto importante e merita di essere considerato con attenzione per non cadere in equivoci e compiere passi falsi. Ci farà bene chiederci se viviamo ancora nel periodo in cui abbiamo bisogno della Legge, o se invece siamo ben consapevoli di aver ricevuto la grazia di essere diventati figli di Dio per vivere nell’amore. Come vivo io? Nella paura che se non faccio questo andrò all’inferno? O vivo anche con quella speranza, con quella gioia della gratuità della salvezza in Gesù Cristo? È una bella domanda. E anche la seconda: disprezzo i Comandamenti? No. Li osservo, ma non come assoluti, perché so che quello che mi giustifica è Gesù Cristo” (Papa Francesco, Udienza generale, 18.8.2021). A tal riguardo, don Tonino Bello nella sua ultima omelia per la messa crismale del 1993 diceva: “Amiamo il mondo. Vogliamogli bene. Prendiamolo sottobraccio. Usiamogli misericordia. Non opponiamogli sempre di fronte i rigori della legge se non li abbiamo temperati prima con dosi di tenerezza”. La legge per la legge chiude il cuore, ostacola lo spirito e ci rende prigionieri, incapaci di vedere anche il prodigio di una guarigione. Ci offre pure l’immagine di un Dio, severo giudice, con il codice in mano pronto a rinfacciarci quali articoli abbiamo disatteso o non osservato. Insomma, un Dio senza cuore. Chiediamo la grazia di saper essere osservanti liberi della legge, con un cuore compassionevole verso le esigenze dei fratelli.

