Venerdì della Quarta Settimana di Avvento (Anno A)
1) Preghiera
Dio onnipotente ed eterno, contemplando ormai vicina la nascita del tuo Figlio, rivolgiamo a te la nostra preghiera: ci soccorra nella nostra indegnità il Verbo che si è fatto uomo nascendo dalla Vergine Maria e si è degnato di abitare in mezzo a noi.
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2) Lettura: Profeta Malachia 3, 1 - 4. 23 - 24
Così dice il Signore: «Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia. Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani.
Ecco, io invierò il profeta Elìa prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore: egli convertirà il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri, perché io, venendo, non colpisca la terra con lo sterminio».
3) Riflessione su Profeta Malachia 3, 1 - 4. 23 - 24
Nella prima lettura il profeta Malachia ricorda le parole di Dio che manderà presto il suo "messaggero" sotto forma di "angelo del Signore" che entrerà nel tempio santo, e chiede se i popoli siano pronti ad accoglierlo, esso infatti li aiuterà, li purificherà, sarà come "fuoco e lisciva" che forgiano e purificano, e così le popolazioni di Giuda e di Gerusalemme trovato il Dio che attendevano, potranno fare offerte al Signore secondo giustizia ed esse stesse potranno ritornare agli antichi splendori".Il profeta Malachia vive nel V secolo e il suo nome può essere identificato come "messaggero di Dio stesso". In tutta la Bibbia Dio si manifesta e parla attraverso i profeti, Malachia viene citato per ben dodici volte nel Nuovo Testamento, e annuncia tempi e modi nuovi per seguire il Signore.
Per capire quale sia il significato di questo brano occorre prima avere qualche informazione sul profeta Malachìa, ultimo dei profeti minori, e sul suo libro scritto intorno al 450 a.c. Il popolo di Dio, come già era accaduto nella sua lunga storia, stava vivendo un periodo di grande scoraggiamento e di decadenza morale che pian piano aveva allontanato gli israeliti dalla fede; gli uomini avevano cercato di cancellare il pensiero di Dio e la società era profondamente corrotta: gli uomini agiati ripudiavano la propria moglie in favore di donne giovani e avvenenti, i poveri erano soggetti a soprusi mentre i ricchi prosperavano insolenti. In questo contesto i sacerdoti avevano perso il senso della loro missione e cercavano un vantaggio concreto per aver osservato i comandamenti e seguito i precetti del Signore, invidiando i superbi perché rimanevano impuniti pur facendo del male e provocando Dio. Nonostante questo, quando si sentono duramente ripresi dalle parole del profeta, i sacerdoti si stupiscono delle sue parole di rimprovero, si fingono innocenti, si illudono di non avere colpe: il peccato fa vedere la realtà con uno sguardo alterato, non più lucido... Tra di loro, però, c’erano ancora uomini giusti, che dicevano: «dov’è il Dio della Giustizia»? Dio pone ascolto a questi uomini timorati; essi diventeranno dei privilegiati ai suoi occhi, la sua “proprietà particolare” ed Egli li accudirà come un padre accudisce dei figli fedeli. Che tenerezza! Poi ecco l’annuncio dell’ultimo giorno in cui il Signore verrà a giudicare l’uomo con parole di salvezza o di condanna: il Signore promette a coloro che non commettono ingiustizia, a chi crede nella sua parola e nelle sue promesse, che non morirà in eterno ma che vedrà il “sole di giustizia”, la vita eterna, la luce della resurrezione. Questo popolo che Dio ha prescelto è un popolo debole, riottoso, volubile eppure Dio non lo molla, lo riprende continuamente e lo riporta sulla strada maestra, come abbiamo visto tante volte nella storia del popolo di Israele. Questa fedeltà di Dio la vedremo concludersi nelle ultime righe del libro di Malachìa con l’annuncio dell’atto d’amore più grande che Dio ha per l’uomo: il passaggio dal “Vecchio” al Nuovo Testamento, il dono del suo figlio! È proprio Gesù che dalla notte della morte, con la sua resurrezione, ha fatto sgorgare la vita nuova, la vita eterna, la resurrezione. La società descritta dal profeta Malachìa, senza remore morali, senza condivisione di ricchezze, di esperienze e di idee, assomiglia molto a quella dei nostri giorni: anche noi viviamo tante ingiustizie e siamo continuamente alle prese con le nostre fragilità e debolezze, ma Dio continua a non mollarci, ci nutre con la sua Parola e ci riempie del suo Spirito. Riflettendo oggi su questo brano pensiamo che Dio voglia sottolineare due cose: ci chiede di non lasciarci sopraffare dal peccato per avere occhi nuovi che vedano la sua presenza nelle cose che accadono nel nostro quotidiano, di lasciarci andare alla sua cura per noi e di nutrirci costantemente della sua Parola perché rimaniamo del tutto “uomini”, per vivere appieno la nostra vocazione, per restare dentro la vita. Nelle nostre vite ci accorgiamo che il confine tra felicità e infelicità, tra vita e morte spirituale a volte è labile, incerto ma sta a noi individuare la differenza tra le situazioni e scegliere la strada che promette vita in noi e intorno a noi e non la strada che si rileva senza uscita; è la Parola di Dio la torcia che ci fa vedere in lontananza quando c’è poca luce, che ci dà conforto quando fuori è buio. Ripensando al periodo difficile che abbiamo attraversato, la pandemia, quando sembrava che il ritorno alla normalità fosse molto lontano o impossibile da raggiungere, quando ci dicevano che la nostra economia non si sarebbe ripresa e che saremmo rimasti nella povertà, inizialmente ci siamo comportati come il popolo di Dio che non sentendo più la sua voce si dimentica di appartenergli! Poi, piano piano, abbiamo iniziato a vedere i segni di speranza che Dio metteva sulla nostra strada, il nostro cuore si è tranquillizzato e abbiamo ricominciato a vedere la bellezza di questo mondo e delle persone che ci circondano... è il miracolo che Dio compie nelle nostre vite: trasformare il lutto in vita, le tenebre in luce, le mancanze in pienezza.
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4) Lettura: Vangelo secondo Luca 1, 57 - 66
In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.
5) Riflessione sul Vangelo secondo Luca 1, 57 - 66
Obbedisce, Zaccaria. Era l'ora. Aveva tentennato, davanti all'angelo. E l'angelo si era piuttosto irritato di quel ritardo nel rispondere.Ma, ora, ha capito la lezione. Non è nessuno. Anche se fa parte della classe sacerdotale. Anche se è rispettato per la sua devozione e il suo zelo. Non è nessuno. Tantomeno un maschio che detta le regole. O che si specchia con orgoglio nei lineamenti del figlio. Che vede continuare il proprio nome lungo i secoli. È solo uno che è stato zittito. E ora, quando Elisabetta lo richiama all'obbedienza di Dio, lui accetta. Stravolge le regole, certo. Dove si è mai visto un bambino che non porti il nome di un famigliare (maschio)?
Ma Zaccaria, anche se vecchio, anche se lento, ora sa, ora ha capito. Che importa la discendenza? Che importa l'onore? Qui c'è in ballo la salvezza. Si arrende, infine. Cede. E la lingua si scioglie, ora la sua voce torna a farsi udire. Solo se la nostra vita si ritrova in Dio trova senso. Solo se la facciamo coincidere con la benevola volontà divina riusciamo a dire parole nuove.
Bravo Zaccaria, che hai finalmente osato. Insegnaci ad osare ora che arriva il Messia.
Riconoscere gli ambasciatori del Signore.
La nascita dei santi costituisce una gioia per molti, perché il santo è un dono di Dio all'umanità, è un bene per tutti, inizio di rinnovamento e progresso. Ogni opera misericordiosa di Dio è tale che arreca gioia non solo a chi la riceve, ma anche a quelli che sanno riconoscerla e sono pronti ad esaltarla. Il messaggio della salvezza percorrerà spazi sempre più vasti. Gli eventi vanno accolti nel cuore, e chi lo accoglie deve sintonizzarsi interiormente con essi. Nel bambino Giovanni si manifestano la potenza e la mano di Dio. Ci si domanda: perché la potente mano di Dio è con questo bambino? Elisabetta, piena di Spirito Santo, coglie il soffio del nuovo e giudica in modo nuovo. Nella prima lettura troviamo conferma ulteriore in merito a ciò che ci presenta il Vangelo. Non è sempre facile accogliere gli eventi che provengono da Dio. Non è facile scoprire il giorno del Signore, riconoscerne la visita, se il cuore non è riconciliato con Dio. Il peccato fa perdere la testa perché è perduta l'amicizia con Dio. Il Signore viene con il suo giudizio tutti i giorni. Mentre l'amore umano tende a impossessarsi del bene che trova nel suo oggetto, l'amore divino crea il bene nella creatura amata. Noi pure abbiamo i nostri Elia, i nostri Battista, i nostri segni: precedono, preparano con moniti, con richiami di uomini e di cose, di parole e di eventi. Lo Spirito Santo percorre nuove strade, che non sempre è facile capire, ma che occorre scoprire e seguire. Il salmo 24 è una supplica individuale e prepara a riconoscere i propri peccati in una celebrazione comunitaria. Più che di un peccato singolo, il salmista si accusa davanti a Dio della sua condizione di peccatore. Chiediamo anche noi di riconoscere la presenza di Dio, mediante i suoi "ambasciatori" e per fare questo dobbiamo riconoscere la nostra condizione di fragilità spirituale.
"Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. (Lc 1, 57-63) - Come vivere questa Parola?
"Si chiamerà Giovanni", cioè "JHWH fa grazia/misericordia". Elisabetta entrata nel grande piano della Provvidenza di Dio riconosce la sua esperienza come fonte di misericordia e grazia. Questo figlio della promessa fatta a Zaccaria, cambia la vita di questa coppia già avanti negli anni e la trasforma in discepoli della misericordia e della grazia, tanto che, interrogati sul nome del figlio, Elisabetta prima e Zaccaria rispondono come l'angelo (Lc 1,13) aveva suggerito: "JHWH fa grazia/misericordia". Diventano testimoni della Bontà di Dio! E questo genera in tutti una grande meraviglia! Ma Dio nel Suo Amore è l'Eterna novità e stupore!
"Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me"! (1^ Lettura Ml 3,1) e il suo nome è "JHWH fa grazia/misericordia". La Grazia e la Misericordia di Dio precedono sempre, anche noi! Il Signore ci doni occhi di fede per riconoscere la sua presenza nelle pieghe della Vita e ci conduca in questo Natale di Misericordia all'incontro vero con il Dio Bambino!
Lasciamoci stupire di da Dio - ci suggerisce il Papa!
Ecco la voce della liturgia (Antifona maggiore): "O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e salvezza dei popoli: vieni a salvarci, o Signore nostro Dio."
«Egli (Zaccaria) chiese una tavoletta e scrisse: "Giovanni è il suo nome". Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio». (Lc 1, 63-64) - Come vivere questa Parola?
Ritorna nel Vangelo odierno la figura emblematica di Zaccaria, di cui abbiamo già parlato. Là abbiamo evidenziato l'incredulità di questo sacerdote. "Il mutismo, cui è condannato Zaccaria a motivo della sua incredulità, ricapitola simbolicamente tutta l'incapacità di credere dell'antico popolo d'Israele, personificato in questo sacerdote del culto mosaico, ma condensa anche tutte le incredulità dei cristiani del nostro tempo, compresa anche la nostra incredulità" (ivi).
Qui, invece, il Vangelo sottolinea la guarigione di tale mancanza di fede, che avviene attraverso la restituzione della parola: «All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio» (v. 64). Finalmente, davanti alla nascita del figlio Giovanni Battista, ritenuta da lui impossibile in un primo tempo, ora Zaccaria si arrende al "Dio dell'impossibile" e diviene credente. Così il suo mutismo in cui era caduto viene ora tramutato nella Parola della lode, e la sua ‘afasia' (incapacità di parlare e di comunicare) viene guarita da un'esplosione di canto e di lode: il Benedictus. «Zaccaria fu colmato di Spirito Santo e profetò» (v. 67). Nel primo capitolo del Vangelo di Luca ci sono dunque due annunciazioni: la prima Annunciazione è quella di Maria, che si conclude con l'accoglienza dell'annuncio attraverso la fede pura della Vergine (Lc 1,26-37); la seconda annunciazione è quella di Zaccaria, che termina in un primo tempo con l'incredulità del sacerdote, ma che alla fine viene guarito tramite l'acquisizione della parola (Lc 1,59-66).
In questa antivigilia del Santo Natale ci affidiamo alla Vergine Madre, la prima credente e la Vergine del Magnificat, perché ci prepari ad accogliere con fede viva il Figlio suo che viene a salvarci.
Ecco la voce del Santo Pontefice Giovanni Paolo II (San Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater num. 26): «Ma nella Chiesa di allora e di sempre Maria è stata ed è soprattutto colei che è "beata perché ha creduto"; ha creduto per prima. Sin dal momento dell'annunciazione del concepimento, sin dal momento della nascita nella grotta di Betlemme, Maria seguiva passo passo Gesù nel suo materno pellegrinaggio di fede»
«Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui». (Lc 1, 65-66) - Come vivere questa Parola?
Contempliamo oggi la nascita di Giovanni Battista. Già dall'annuncio della sua nascita abbiamo visto fatti che ci parlavano della presenza di Dio, fatti di amore che entrano nella storia per rinnovarla e riorientarla.
La notizia della nascita di un bimbo è sempre motivo di gioia e meraviglia, è riconoscere la continuazione della vita che solo Dio può donare. Tanto più quando vediamo che tanti bambini sono nati in situazioni per niente semplici. Ma Dio agisce, e così come per il Precursore, ogni bambino nasce dentro un progetto d'Amore che si svela ogni giorno.
Entriamo nel nostro cuore, cerchiamo nel ricordo il momento meraviglioso della nostra nascita; anche per noi tanti amici e conoscenti si saranno chiesti: Che sarà di questo bambino? Anche di noi si è detto: "Davvero la mano del Signore è con questo bambino".
Dio si rivela in ogni nascita, Dio sogna grandi cose per noi, noi siamo manifestazione del suo amore, noi siamo la rivelazione dei sogni di Dio. Davvero è così nella nostra vita?
Tutti i sentieri del Signore sono verità e grazia
per chi osserva il suo patto e i suoi precetti.
Il Signore si rivela a chi lo teme,
gli fa conoscere la sua alleanza. (Sal 24)
Ecco la voce di Papa Francesco (24 giugno 2014): Un cristiano non annuncia se stesso, ma il Signore.
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6) Per un confronto personale
- Signore, non sei venuto con il fuoco e la potenza, ma nell'umiltà e nella povertà: concedi alla tua Chiesa di seguirti nella scelta di mezzi poveri e semplici. Preghiamo?
- Signore, la tua venuta realizza le promesse dei profeti: fa' che i cristiani riconoscano che questo è l'oggi della salvezza e non si lascino distrarre da desideri mondani. Preghiamo?
- Signore, hai dato a Giovanni il compito di prepararti la strada: dona ai missionari forza e speranza di fronte alle difficoltà che incontrano nel preparare i cuori all'incontro con te. Preghiamo?
- Signore, la nascita e la crescita di Giovanni lasciarono molti nello sconcerto: fa’ che i genitori accolgano con fiducia e docilità il tuo progetto per la vita dei loro figli. Preghiamo?
- Signore, ci hai riuniti attorno alla tua mensa: aiutaci in questi giorni a spendere i soldi con semplicità, liberi da ogni conformismo, per poter soccorrerti nei poveri che incontriamo. Preghiamo?
- Preghiamo per quanti in questi giorni si accostano al sacramento della penitenza?
- Preghiamo per i gruppi cristiani presenti nel quartiere?
7) Preghiera finale: Salmo 24
Leviamo il capo: è vicina la nostra salvezza.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.
Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.
Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà
per chi custodisce la sua alleanza e i suoi precetti.
Il Signore si confida con chi lo teme:
gli fa conoscere la sua alleanza.

