« Entrò e le prese la mano »

San Cirillo d'Alessandria (380-444), vescovo e dottore della Chiesa - Commento al Vangelo di Giovanni, 4; PG 73, 560 (trad. cb© evangelizo)

luglio 08 , 2024
Dal momento che Cristo è entrato in noi con la sua carne, risorgeremo completamente; è infatti inconcepibile, anzi impossibile, che la vita non faccia vivere coloro nei quali si è introdotta. Come si ricopre un tizzone ardente con un mucchio di paglia per mantenere intatto il germe di fuoco, così nostro Signore Gesù Cristo nasconde la vita in noi con la sua carne e vi mette come un germe di immortalità che respinge tutta la corruzione che portiamo in noi. Quindi non soltanto con la sua parola egli opera la risurrezione dei morti. Per mostrare che il suo corpo è donatore di vita come abbiamo detto, tocca i cadaveri e mediante il suo corpo dona la vita a questi corpi già in via di decomposizione. Se il solo contatto della sua sacra carne rende la vita ai morti, quanto profitto trarremo dalla sua eucaristia vivificante quando la riceveremo! (...) Non basterebbe che la sola nostra anima fosse rigenerata per mezzo dello Spirito ad una vita nuova. Occorreva che anche il nostro corpo pesante e terreno fosse santificato dalla sua partecipazione a un corpo così consistente quanto il suo e della stessa origine, e così venisse chiamato all'incorruttibilità.     

Da 160 anni il dipinto di San Martino ricorda alla Comunità il suo Patrono

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Nell’anno 1859, don Secondo Salsi, all’epoca sacerdote di Traversetolo, per maggior decoro dell’altare maggiore della Chiesa parrocchiale, rivolgeva una supplica alla duchessa Luisa Maria di Borbone per ottenere una nuova immagine del Patrono, San Martino, che sostituisse la vetusta e logora tela secentesca. La richiesta venne accolta e trasmessa alla Reale Accademie d’Arte i cui professori scelsero il pittore Vincenzo Bertolotti per...

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Caritas - Carrello solidale: aperture di agosto
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