BATTESIMO DEL SIGNORE – FESTA – ANNO A
Commento al Vangelo di Don Domenico Bruno
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Ti sei mai sentito straniero nella tua stessa vita, come se fosse difficile accettare di essere amato?
Nella cronaca degli ultimi mesi non è raro imbattersi in notizie su giovani che si sentono “non all’altezza”, esclusi da gruppi o giudicati per un errore, come se il valore personale dipendesse da risultati visibili o dal giudizio altrui. Pensiamo ai giovani morti in discoteca a capodanno in Svizzera: giudicati perché incapaci di riconoscere un pericolo che sembrava parte di uno spettacolo. Erano giovani. E gli adulti sempre pronti a giudicare come stupidi. Eppure Dio ha amato e ama anche loro, senza differenze con noi adulti che ci sentiamo perfetti ma sbagliamo spesso anche noi.
È proprio quando sbagliamo che vogliamo sentirci più amati e incoraggiati… è così che impariamo a crescere.
E il Vangelo di oggi (Mt 3,13-17) ci fa toccare con mano una realtà simile. Gesù viene battezzato, non per ripulirsi dal peccato (che non aveva!), ma per consacrare l’acqua, per dire a noi che ciò che sembra irrilevante per il mondo è tutto davanti a Dio.
Quando Gesù emerge dal Giordano, “si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere su di lui come una colomba” e una voce disse: “Questo è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto”. Si tratta di un elogio che non si rivolge solo a Gesù ma, nel mistero del Battesimo, a ognuno di noi che è stato incorporato in Lui.
Sembra pazzesco perché stiamo parlando di un evento lontano dalla ragione umana, in fondo la fede è l’incontro tra due realtà opposte (umana e divina). San Gregorio Nazianzeno ci ricorda che nel Battesimo entriamo nella luce stessa di Cristo, “inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria” .
E questa sì che è una promessa incredibile: siamo figli per dono, eredi della vita eterna con Cristo, come dice San Paolo ai Galati nella seconda lettura: “se siamo figli, siamo anche eredi”.
Pensiamo a quanto spesso cerchiamo conferme dal basso: like, approvazioni, risultati, paragoni… e dimentichiamo che la vera conferma ce l’ha già data il Padre, non perché siamo perfetti, ma perché siamo suoi.
Spesso impieghiamo tanto tempo a pensare cosa fare o cosa dire nelle preghiere per ruffianarci Dio, ma dimentichiamo che l’amore di Dio non si conquista, si riceve; e noi, nella nostra fragilità, nelle nostre incredulità, nei nostri errori, possiamo comunque dire “Sì” a quell’Amore che dice: mi compiaccio di te.
Oggi, nelle dinamiche di amicizie, scuola, lavoro, forse sentiamo pressione a performare, a essere “qualcuno”, ma Cristo ci dice che già lo siamo: figli prediletti e amati.
Chiedi a Dio di imparare a far sempre più tua questa verità, e a guardare gli altri non come concorrenti ma come fratelli e sorelle nella stessa avventura di salvezza.
Ogni volta che ti guardi allo specchio o ti confronti con gli altri, puoi chiederti: “Riuscirei ad accogliere l’amore di Dio per me, incondizionato e reale oggi?”

