Come tralci alla vite

laparola.it

maggio 02 , 2021

Con il Vangelo di oggi siamo chiamati a prendere consapevolezza dell’intima unione esistente tra noi e il Risorto, espressa attraverso l’immagine della vite e dei tralci. Il paragone non è scelto a caso, la vite, infatti, ha una struttura particolare rispetto a quella degli altri alberi da frutto. In questi ultimi è facile riconoscere le varie parti della pianta, mentre in una vite non è semplice distinguere dove finisce la vite e dove comincia il tralcio. In tal modo noi siamo uniti a Cristo: con un legame intimo, profondo come quello espresso col paragone della testa e del corpo.

Già nell’Antico Testamento appare più volte l’immagine della vite, per indicare il rapporto tra il popolo eletto e Dio. Non poche parabole sono ambientate tra uve e tralci. Ma nella sera dell’ultima cena, Gesù desidera lasciare ai suoi un messaggio importante. Proprio alla vigilia di quella che appare come una separazione definitiva, Gesù raccomanda ai suoi amici – e a noi che sulla loro testimonianza abbiamo creduto in lui – di rimanergli uniti, di rimanere “avvinghiati” a lui, oseremo dire. Gesù rende il concetto di legame utilizzando insistentemente il verbo “rimanere”. I discepoli sono tali proprio perché decidono di rimanere con Gesù. L’incontro con Lui li ha così coinvolti che hanno deciso di unire le loro vite alla sua. Conviviamo con un Dio vicino, non crediamo in un’oscura entità superiore. Siamo imitatori dell’uomo perfetto, non meri esecutori di prassi morali. E’ comunque vero che proprio il rimanere con Gesù opera una trasformazione, nella vita del discepolo, che Gesù rende con l’immagine del “portare frutto”: è la dinamica dell’amore ricevuto che porta il discepolo a cambiare la vita, conducendolo prima alla sequela e poi, spontaneamente, al rinnovamento etico. Si capisce, quindi, che in questa logica il non portare frutto è l’evidente conseguenza del non essere più attaccati alla vite – alla Vita! – e condannarsi, quindi, alla morte. Al vignaiolo non resta che tristemente prendere atto della volontà di distacco manifestata dal tralcio. L’unità con Gesù raggiunge il vertice quando desideriamo quello che Lui stesso desidera e uniamo la nostra voce alla sua per chiedere al Padre le cose che a Lui piacciono e per questo ce le concede.

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