Dio non fa differenze di persone

continua l’elaborazione del “Forestiero nella Bibbia”, tratto da una riflessione di Don Bruno Maggioni (biblista) - terza parte

dicembre 01 , 2019

DIO NON FA DIFFERENZE DI PERSONE
Anche il Nuovo Testamento si muove dentro una società tendenzialmente ostile verso tutti gli stranieri. Ovviamente Gesù dà una svolta decisiva, la cui novità è riassunta in queste parole: “Ero straniero e mi avete ospitato” (Matteo 25,35)

Tuttavia anche per gli uomini del Nuovo Testamento non è stato facile capire la proposta di Gesù. Ricordiamo solo un esempio, preso dal libro degli Atti degli Apostoli al capitolo 10. Narra di Pietro che entra nella casa di un centurione romano chiamato Cornelio (era un pagano). E difronte a tutta la famiglia di Cornelio, Pietro inizia un discorso con una affermazione solenne: “Davvero ora mi rendo conto che Dio non fa preferenze di persone”. Pietro si rende conto di una cosa che già sapeva prima, ma che solo ora capisce. L’incontro con Cornelio gli ha finalmente aperto gli occhi su una verità tanto chiara: “Dio non fa discriminazioni”.

Tornando, poi, dalla casa di Cornelio, Pietro è fortemente rimproverato da alcuni della comunità: “Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme a loro” (Atti degli Apostoli 11,2).

La non circoncisione è per l’ebreo il segno di una distanza, e perciò è da evitare qualsiasi contatto con l’estraneo: né tu in casa sua, né lui in casa tua.

Il fatto che poi Pietro abbia dovuto motivare il suo gesto, mostra tutta la difficoltà che i cristiani hanno incontrato nel rompere la mentalità corrente. Difficoltà non solo pratica, cioè riconducibile all’egoismo, ma “teologica”, cioè riconducibile a una errata formazione religiosa. Il gesto di Pietro non avrebbe dovuto sorprendere né suscitare scandalo, non era una novità; c’erano già le parole e i gesti di Gesù molto chiari. Il fatto è che non sono quasi mai le novità a scandalizzare, ma le conseguenze concrete, coraggiose, pastorali, di verità già note.

GESÙ E I SAMARITANI
Gesù come si è comportato con gli stranieri? In tutto ciò che fa e dice, Gesù manifesta la convinzione di rivelare il volto di Dio. Dove Gesù sorprende e scandalizza si deve sempre scorgere un segnale della novità di Dio che egli annuncia. (Si può dire che come una comunità vede lo straniero e si comporta nei suoi confronti, non solo rivela il proprio egoismo o la propria carità, ma il modo in cui concepisce Dio).

Luca 9,51-56: “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: “Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?”. Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio”.

Gesù chiede ospitalità in un villaggio di Samaritani, ma questi lo rifiutano. Anche se rifiutano, Gesù non cambia parere sui samaritani. Il cerchio perverso del rifiuto è per Gesù un cerchio da rompere senza nessun compromesso.

Luca 10,30-37: Un tale disse a Gesù: “Chi è il mio prossimo?”. Gesù disse: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”.

Gesù (nonostante il rifiuto visto nel brano precedente) prende come modello un Samaritano. Non perché sia migliore degli ebrei, ma per rompere il cerchio di intolleranza già accennato prima. Il bene non è tutto di qua e il male tutto di là. La diversità razziale e religiosa non deve trasformarsi in un criterio di valutazione. L’appartenenza razziale è una diversità, non una condizione morale e culturale da condannare o da approvare in se stessa.

Luca 17,11-19: “Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversa la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”. Appena li vide, Gesù disse loro: “Andate a presentarvi ai sacerdoti”. E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: “Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?”. E gli disse: “Alzati e va’; la tua fede ti ha salvato!”.

Uno solo lo ringrazia. Il samaritano è chiamato “straniero”, cioè di “altra razza”.

La sottolineatura è che Gesù vede nello straniero, come in ogni altro uomo, una persona portatrice di valori e non solo di bisogni; un uomo da cui imparare, e non solo un povero da aiutare.

(Si possono aggiungere due avvenimenti della vita di Gesù che lo toccano profondamente:
1. la fuga in Egitto (Matteo 2,1315). Gesù è stato profugo e ha vissuto da straniero.
2. (Matteo 27,319) Le trenta monete, il prezzo del tradimento, che Giuda scaglia contro il santuario, non vengono messe nelle casse del tempio, ma adoperate per comperare un campo fuori città per la sepoltura degli stranieri. La decisione esprime il totale rifiuto di Gesù, il cui prezzo non può in alcun modo servire per il tempio, ma tutt’al più per dare sepoltura agli impuri stranieri).

Lo straniero fra noi
Il dovere di essere ospitali rientra nei doveri cristiani comuni, dal Vescovo (cfr. 1 Timoteo 3,2; Tito 1,8) alla vedova (1 Timoteo 5,10). Lettera ai Romani 12,13: l’ospitalità si trova accanto alla perseveranza nella preghiera e alla sollecitudine per i fratelli. Ebrei 13,2: pone accanto all’amore fraterno l’ospitalità.

Altri passi del Nuovo Testamento raccomandano di ospitare lo straniero, ma Gesù ha fatto di più: “Ero forestiero e mi avete accolto” (Matteo 25,35)
• Accogliere lo straniero è fare spazio nella propria città, nelle proprie leggi, nella propria casa, nel giro delle proprie amicizie.
• L’ospitalità è molto diversa dalla beneficenza. La prima coinvolge e crea un legame, la seconda si accontenta di un gesto.

News dalla Santa Sede

Close

Le ultime news fornite dall'organismo ufficiale di comunicazione del Vaticano

Continua...





Avvisi e Comunicazioni

Visita alle Famiglie
Martedì 7 Leggi

Visita alle Famiglie
Martedì 7 Leggi

Visita alle Famiglie
Mercoledì 8 Leggi

Visita alle Famiglie
Martedì 14 Leggi

Visita alle Famiglie
Martedì 14 Leggi