E tutti mangiarono a sazietà

Venerdì dopo l'Epifania

gennaio 08 , 2021

…è ascoltata

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose. Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci». E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti. Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

…è meditata

Dopo un percorso così intenso come quello fatto in questi tempi di Avvento e Natale, non posso sottrarmi al tuo invito: “Voi stessi date loro da mangiare”. Non posso sempre aspettare che siano gli altri a fare, a dirmi che non tocca a me, che non posso fare niente, che non sono capace, che non ho le forze. Tu mi chiedi semplicemente quanti pani ho, quanti pani abbiamo. Non mi chiedi quanti pani dovrei avere ma non ho, guardi il bene che è in me, non sottolinei i miei deficit, le mie mancanze! A pensarci bene quei pochi pani che ho forse sono pure troppi per me, per noi, rispetto alle tante fami del mondo. Devo fermarmi un attimo però. Prima di dare i miei pani a qualcuno e dimenticarmi degli altri che restano affamati, devo aspettare che li prenderai tu stesso dalle mie mani per moltiplicare il mio poco amore, la mia tirchieria, l’attaccamento alle mie cose e farlo divenire abbondanza, fonte di sazietà, di condivisione, di gioia per tutti. E sarà quella proprio una bella giornata, in cui sdraiarsi sull’erba verde e ancora umida, come quel giorno, che la tua compassione è entrata un po’ anche in me.

…è pregata

Insegnami Signore a condividere il mio poco, come solo i poveri sanno fare. Insegnami ad offrirlo a te perché tu lo moltiplichi e sazi le nostre fami: fami di cibo, ma spesso fami più profonde, bisogni immensi che spesso ci portiamo da piccoli e che nessuno potrà mai calmare, fami di amori veri, di vicinanze mai avute, di riconoscimenti del proprio valore, della propria dignità. Sì, Signore, posso fare molto poco ma non lasciare che volti le spalle a chi ha meno di me.

…mi impegna

Scelgo di dare un aiuto o un sostegno ad un’associazione che si occupa dei poveri più vicini o di quelli più lontani, nelle nostre missioni.

Sailko, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons

9. L’amore tutto scusa

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Salmo 139,1-14 Signore, tu mi scruti e mi conosci, [2] tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, [3] osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie. [4] La mia parola non è ancora sulla lingua ed ecco, Signore, già la conosci tutta. [5] Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano. [6] Meravigliosa per me la tua conoscenza, troppo alta, per me...

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