I SEGNI DELLA SPERANZA

Lunedi della prima settimana di quaresima (10 marzo)

marzo 10 , 2025

Nella Bolla di indizione del Giubileo, leggiamo: “La comunità cristiana sia sempre pronta a difendere il diritto dei più deboli. Spalanchi con generosità le porte dell’accoglienza, perché a nessuno venga mai a mancare la speranza di una vita migliore. Risuoni nei cuori la Parola del Signore che, nella grande parabola del giudizio finale, ha detto: «Ero straniero e mi avete accolto», perché «tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me» (Mt 25, 35.40)” (n. 13). Esplicitamente il Papa, evidenziando alcuni segni di speranza da attuare durante il Giubileo, si riferisce al dramma dei migranti. In senso lato, questo enunciato, possiamo applicarlo ad ogni ambito, bisognoso del nostro aiuto, della nostra comprensione e solidarietà. Riconoscere la presenza di Cristo, nei “piccoli” a cui si riferisce il brano del Vangelo non sempre è facile, paradossalmente ci viene più facile nei segni sacramentali che nei fratelli in difficoltà. Eppure, in questo ambito si misura la nostra credibilità di fede, pena l’esclusione dal Regno. Il Papa lo richiama con parole dure nella citata Bolla di indizione: “Speranza invoco in modo accorato per i miliardi di poveri, che spesso mancano del necessario per vivere. Di fronte al susseguirsi di sempre nuove ondate di impoverimento, c’è il rischio di abituarsi e rassegnarsi. Ma non possiamo distogliere lo sguardo da situazioni tanto drammatiche, che si riscontrano ormai ovunque, non soltanto in determinate aree del mondo. Incontriamo persone povere o impoverite ogni giorno e a volte possono essere nostre vicine di casa. Spesso non hanno un’abitazione, né il cibo adeguato per la giornata. Soffrono l’esclusione e l’indifferenza di tanti. È scandaloso che, in un mondo dotato di enormi risorse, destinate in larga parte agli armamenti, i poveri siano «la maggior parte […], miliardi di persone. Oggi sono menzionati nei dibattiti politici ed economici internazionali, ma per lo più sembra che i loro problemi si pongano come un’appendice, come una questione che si aggiunga quasi per obbligo o in maniera periferica, se non li si considera un mero danno collaterale. Di fatto, al momento dell’attuazione concreta, rimangono frequentemente all’ultimo posto». Non dimentichiamo: i poveri, quasi sempre, sono vittime, non colpevoli” (Spes non confundit, n. 15). Un generoso servizio, svolto con fede e passione, non solo reca beneficio a quanti lo ricevono, ma fa sì che la nostra fede si traduca in esperienza di vita e sperimenteremo quanto sia vero: “Che vi è più gioia nel dare, che nel ricevere” (At 20,35). “Dio ci ha salvato servendoci. In genere pensiamo di essere noi a servire Dio. No, è Lui che ci ha serviti gratuitamente, perché ci ha amati per primo. È difficile amare senza essere amati. Ed è ancora più difficile servire se non ci lasciamo servire da Dio … Ma - una domanda - in che modo ci ha servito il Signore? Dando la sua vita per noi … Cari fratelli e sorelle, che cosa possiamo fare dinanzi a Dio che ci ha serviti fino a provare il tradimento e l’abbandono? Possiamo non tradire quello per cui siamo stati creati, non abbandonare ciò che conta. Siamo al mondo per amare Lui e gli altri. Il resto passa, questo rimane. Il dramma che stiamo attraversando in questo tempo ci spinge a prendere sul serio quel che è serio, a non perderci in cose di poco conto; a riscoprire che la vita non serve se non si serve. Perché la vita si misura sull’amore” (Papa Francesco, omelia Domenica delle Palme, 5.4.2020).

FONTE

La Sacra Bibbia

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