II Domenica di Pasqua anno A
Commento al Vangelo di Don Domenico Bruno
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Apri le porte del cuore a Gesù
Vale la pena lottare per qualcosa che sembra ormai finito? A volte siamo solo bravi a convincerci che il buio sia l’unica opzione.
Pietro corre al sepolcro dopo l’annuncio di Maria di Màgdala. Ci accorgiamo che spesso viviamo con il fiato corto, rincorrendo risposte che non arrivano. Ci sentiamo come quei teli posati lì, svuotati di senso, un po’ inerti di fronte alle delusioni scolastiche o a quel vuoto che sentiamo quando gli amici ci ignorano.
Nel Vangelo sentiamo: «vide e credette». Non è un colpo di magia, è accorgersi che l’assenza di Cristo è in realtà una presenza esplosiva che ribalta tutto. Risorgere oggi non significa aspettare il paradiso dopo la morte, ma smetterla di sentirsi dei “pezzi di ricambio” e capire, come dice Pietro nella prima lettura, che Dio non fa preferenze di persone.
Gesù è vivo e cammina nei nostri momenti quotidiani per farci capire che nessuna ferita ha l’ultima parola.
Ai tempi di Gesù, i teli di lino erano preziosi, e lasciarli lì ordinati era il segno che non c’era stato un furto, ma un risveglio calmo, consapevole.
È questa la nostra risurrezione: smettere di nascondersi dietro ai filtri e avere il coraggio di essere veri, perché la luce di Pasqua ha già vinto il grigiore del giudizio degli altri.
Coraggio, fatti portatore di luce!

