LA SPERANZA È LA VITA ETERNA
Mercoledì della IV settimana di quaresima (2 aprile)
“In faccia alla morte l'enigma della condizione umana raggiunge il culmine. L'uomo non è tormentato solo dalla sofferenza e dalla decadenza progressiva del corpo, ma anche, ed anzi, più ancora, dal timore di una distruzione definitiva.” (Gaudium et spes, n.18). Dinanzi a tutto questo la nostra razionalità non trova un’adeguata risposta, solo la fede in Cristo ci offre un’alternativa vera e valida: “chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita”. Requisito fondamentale per ottenere tutto ciò è la fede in lui, vincitore del peccato e della morte, il quale “morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha donato a noi la vita” (Prefazio preghiera eucaristica II). Egli, parola ultima e definitiva del Padre, è venuto a ridonare all’uomo quella felicità genesiaca per cui era stato creato: un destino di eternità beata! Nella nostra cultura pare che la morte sia stata eliminata, viviamo, infatti, come se questa non esiste e, di conseguenza, non ci prepariamo ad essa. “Che la morte ci trovi vivi”, scriveva in una preghiera a Maria il venerabile don Tonino Bello, cioè che ci trovi vigili, pronti e, continuava: “Se tu ci darai una mano, non avremo più paura di lei. Anzi, l'ultimo istante della nostra vita lo sperimenteremo come l'ingresso nella cattedrale sfolgorante di luce, al termine di un lungo pellegrinaggio con la fiaccola accesa. Giunti sul sagrato, dopo averla spenta, deporremo la fiaccola. Non avremo più bisogno della luce della fede che ha illuminato il nostro cammino. Ormai saranno gli splendori del tempio ad allagare di felicità le nostre pupille” (Maria donna dell’ultima ora). Chiediamo la grazia di una buona morte, come prega in un apposito formulario liturgico la Chiesa: “O Dio, che ci hai creato a tua immagine e hai voluto che il tuo Figlio si consegnasse alla morte per noi, donaci di essere vigilanti in ogni tempo nella preghiera, perché possiamo uscire da questo mondo liberi dal peccato e riposare nella gioia tra le braccia della tua misericordia”.

