LA SPERANZA È UN PANE SPEZZATO

Giovedi santo (17 aprile)

aprile 17 , 2025

Entriamo nel cuore dell’anno liturgico, celebrando il triduo sacro. Oggi, la liturgia, ci fa fissare lo sguardo sull’Eucarestia, dono d’amore del Signore Gesù, prima di andare incontro alla sua passione. L’evangelista Giovanni, a differenza dei vangeli sinottici, non narra l’istituzione dell’Eucarestia, ma il gesto che compie Gesù, alzandosi da quella tavola: la lavanda dei piedi. “È la predica più antica che ognuno di noi ricordi. Da bambini, l’abbiamo “udita con gli occhi”, pieni di stupore, dopo aver sgomitato tra cento fianchi, per passare in prima fila e spiare da vicino le emozioni della gente. Una predica, quella del Giovedì Santo, costruita con dodici identiche frasi: ma senza monotonia. Ricca di tenerezze, benché articolata su un prevedibile copione. Priva di retorica, pur nel ripetersi di passaggi scontati: l’offertorio di un piede, il levarsi di una brocca, il frullare di un asciugatoio, il sigillo di un bacio. Una predica strana. Perché a pronunciarla senza parole, genuflesso davanti a dodici simboli della povertà umana, è un uomo che la mente ricorda in ginocchio solo davanti alle ostie consacrate. Miraggio o dissolvenza? Abbaglio provocato dal sonno, o simbolo per chi veglia nell’attesa di Cristo? “Una tantum” per la sera dei paradossi, o prontuario plastico per le nostre scelte quotidiane? Potenza evocatrice dei segni!” (don Tonino Bello). L’Eucarestia non va solo celebrata, adorata, portata solennemente in processione ed esposta nei nostri, eccessivamente sontuosi, altari della reposizione. Essa va tradotta in servizio, in esperienze vere di carità, dove emerge la verità di quel pane spezzato “per voi e per tutti”. L’Eucarestia è un sacramento dinamico, richiede la testimonianza, esige il passaggio dalla ritualità alla vita. Non richiede necessariamente casule finemente ricamate, né pianete con filati in oro (tanto in voga di questi tempi). Richiede solo: brocca, catino e asciugatoio che devono divenire arredi da risistemare al centro di ogni esperienza comunitaria. Con la speranza che non rimangano suppellettili semplicemente ornamentali. Traduciamo in una corale lavanda dei piedi (Gesù ce lo ricorda “voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri”) la nostra esperienza eucaristica, saremo segni credibili, ma più ancora seminatori di quella speranza che scaturisce dalla certezza che la nostra speranza, altro non è che un pane spezzato, per la vita del mondo.

FONTE

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