Martedì della Terza Settimana di Avvento (Anno A)

Santa Lucia

dicembre 13 , 2022

 

1) Preghiera

Riempi di gioia e di luce il tuo popolo, o Signore, per l’intercessione gloriosa della santa vergine e martire Lucia, perché́ noi, che festeggiamo qui in terra la sua nascita al cielo, possiamo contemplare con i nostri occhi la tua gloria.

 

Santa Lucia, dal nome evocatore di luce, martirizzata probabilmente a Siracusa sotto Diocleziano (c. 304), fa parte delle sette donne menzionate nel Canone Romano. Il suo culto universalmente diffuso è già testimoniato dal sec. V. Un’antifona tratta dal racconto della sua passione la saluta come «sponsa Christi». La sua «deposizione» a Siracusa il 14 dicembre è ricordata dal martirologio geronimiano (sec. VI).

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2) Lettura: Profeta Sofonia 3, 1 - 2. 9 - 13

Così dice il Signore: «Guai alla città ribelle e impura, alla città che opprime!

Non ha ascoltato la voce, non ha accettato la correzione. Non ha confidato nel Signore, non si è rivolta al suo Dio».

«Allora io darò ai popoli un labbro puro, perché invochino tutti il nome del Signore e lo servano tutti sotto lo stesso giogo. Da oltre i fiumi di Etiopia coloro che mi pregano, tutti quelli che ho disperso, mi porteranno offerte. In quel giorno non avrai vergogna di tutti i misfatti commessi contro di me, perché allora allontanerò da te tutti i superbi gaudenti, e tu cesserai di inorgoglirti sopra il mio santo monte. Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero».

Confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele. Non commetteranno più iniquità e non proferiranno menzogna; non si troverà più nella loro bocca una lingua fraudolenta.

Potranno pascolare e riposare senza che alcuno li molesti.

 

3) Commento  su   Profeta Sofonia 3, 1 - 2. 9 - 13

"Così dice il Signore: «Guai alla città ribelle e impura, alla città che opprime! Non ha ascoltato la voce, non ha accettato la correzione. Non ha confidato nel Signore, non si è rivolta al suo Dio»." (Sofonia 3,1-2) - Come vivere questa Parola?

Più avanti, lo stesso Sofonia, come voce di Dio, dirà: - Io darò al popolo un labbro puro perché tutti invochino il nome del Signore e tutti lo servano. Inoltre la profezia spazia in visioni future di pace e prosperità promesse a quanti ritorneranno a Dio.

Insomma, Dio non ha in mano una frusta, ma cesti di fiori. Quando questi fiori accolti da chi è consapevole dell'amore di Dio per l'uomo, li accoglie nel buon terreno del cuore, fanno seme che accestisce e produce poi frutti di vita buona.

Attenzione però! Il Signore "resiste ai superbi" che si ribellano al suo piano di salvezza. Egli è sdegnato con chi è avido di illeciti piaceri, con chi invece di stabilire rapporti di giustizia cordialità e bontà verso il prossimo lo calpestano con incontrollata prepotenza.

In tre righe l'autore sacro evidenzia quel che, oggi come ieri, alligna nel cuore dell'uomo e rende distruttivo il suo operare.

Signore, converti il mio cuore a te e riempilo del Tuo amore, perché il mio pensare il mio sentire il mio parlare ed il mio agire siano permeati di giustizia e il cuore si consegni sempre più decisamente a te, diventando umile puro mite e buono, contribuendo a costruire una convivenza benedetta da te.

Ecco la voce della fondatrice del Movimento dei Focolari Chiara Lubich: "La Parola vissuta ci rende liberi e puri perché è amore. È l'amore che purifica, con il suo fuoco divino, le nostre intenzioni e tutto il nostro intimo, perché il "cuore" secondo la Bibbia è la sede più profonda dell'intelligenza e della volontà".

 

Il profeta Sofonìa è uno dei profeti minori, in pratica il suo libro nella Bibbia è paragonabile a uno di quei capitoli secondari alla fine dei libri di testo, che un qualunque professore delle scuole superiori trascurerebbe in caso dovesse finire il programma in fretta. Eppure è profeta a tutti gli effetti e questo passo, anche se apparentemente semplice e poco rilevante, ci ha riservato, analizzandolo alcune sorprese. La storia è sempre quella: Israele, il popolo eletto, trascura la sua alleanza con Dio e il profeta fa da tramite per ammonire il popolo; in questo caso però, Sofonìa chiarisce agli israeliti che il suo popolo eletto non è “l’unico”: tutti i popoli invocheranno il Signore, anche da oltre i fiumi dell’Etiopia quando verrà il giorno. In questo giorno il Signore farà una cosa molto precisa: anziché punire gli israeliti, come spesso viene detto in altri passaggi dell’Antico Testamento, allontanerà tutti i superbi gaudenti lasciando solo un popolo umile e povero. Questa profezia fa pensare molto alle conseguenze della predicazione di Gesù Cristo: dopo il suo passaggio il popolo d’Israele, il popolo dell’alleanza, non è stato distrutto o eliminato, ma è semplicemente cambiato. La predicazione di Cristo, per certi aspetti così diversa da quelli che erano i precetti della Legge, ha davvero operato una distinzione fondamentale nel popolo ebraico, tanto da diventare una religione a sé stante. Questo passo della Bibbia oggi ci fa riflettere sul concetto di popolo, perché, come ripete Sofonìa, sono i popoli che Dio chiama, le comunità. Il cristianesimo non è solo una fede individuale che ognuno vive nel suo intimo, è una fede del popolo che insieme cammina verso Cristo, aiutandosi vicendevolmente. Nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie, non dobbiamo dimenticarci degli insegnamenti dati al resto d’Israele, che valgono tanto per noi, singolarmente, ma che ci impongono un’attenzione che esce dal personale: anche a me spetta operare, per far diventare la mia comunità sempre più simile al popolo che Dio vuole.

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4) Lettura: Vangelo secondo Matteo 21, 28 - 32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

 

5) Commento sul Vangelo secondo Matteo 21, 28 - 32

Giovanni e i peccatori.

Il messaggio che Gesù porta agli uomini è un mistero; anche la sua persona venuta dal Cielo è un profondo mistero. Nel suo insegnamento però Gesù vuol farsi capire dalla gente e dai capi del popolo. Ricorre agli esempi che sono più efficaci. Per denunciare l'ostilità con cui i sacerdoti e degli anziani hanno accolto la predicazione di Giovanni ricorre alla parabola dei due fratelli. Uno tutto ossequioso verso suo padre, però non fa corrispondere alle parole l'azione: Va a lavorare nella vigna. - Sì, padre, ma non va. L'altro, più insubordinato e quasi ribelle, allo stesso invito, risponde apertamente: Non ne ho voglia - ma poi, si pente, e va. Gesù rivolge una domanda: Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? Rispondono: l'ultimo. E Gesù esplicita l'insegnamento: È venuto Giovanni nella via della giustizia e voi non gli avete creduto a differenza dei pubblicani e delle prostitute. Come se dicesse: voi che vi reputate giusti, avete rifiutato la verità; i pubblicani invece e le prostitute, che voi condannate, si convertono e seguono la via della giustizia. Nel servizio di Dio non bastano le buone intenzioni; occorre fedeltà pratica perché l'amor di Dio non consiste nel dire: Signore, Signore, ma nel fare la sua volontà. Ci liberi il Signore da una religiosità di parole priva di fatti concreti.

 

«Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: "Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna". Ed egli rispose: "Non ho voglia". Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: "Sì, signore". Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? Risposero: "Il primo"». E Gesù disse loro: "In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio"». (Mt 21, 28-31) - Come vivere questa Parola?

La maggior parte di noi incomincia col rispondere al Signore come il primo dei due figli che il Vangelo oggi ci presenta nella parabola. All'invito del padre ad andare a lavorare nella vigna, gli rispondiamo subito: "Sì, signore", ma poi non ci andiamo! Questa nostra risposta affermativa e apparentemente generosa, è però ancora molto superficiale, troppo sicura di sé e non ha fatto i calcoli con i propri limiti, senza avere sperimentato sulla propria pelle che - come dice un noto proverbio - "tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare!".

Ecco perché Gesù preferisce il secondo dei due figli, quello che ha cominciato con un "no", quello che ha poi dovuto rientrare umilmente attraverso la porta del pentimento. È proprio lui che Gesù, nel suo stile inconfondibile, predilige: colui che ha incominciato col dire "no", ma che poi pentito, è andato a lavorare, magari furtivamente, nella vigna del padre. Trovare la porta del pentimento non è solo trovare una strada che ci conduce al Regno di Gesù, ma è la sola strada. Non ve n'è un'altra. Dobbiamo tutti passare attraverso la porta del pentimento, presto o tardi, altrimenti non ci sarà posto per noi nel Regno.

Noi vorremmo salvare a tutti i costi le apparenze, ma un giorno, quasi a nostra insaputa, nel momento in cui la nostra sedicente generosità abituale ci avrà lasciati soli, ci ritroveremo improvvisamente nel campo della Misericordia, disarmati da ogni nostra presunzione orgogliosa. Solo allora noi sapremo veramente rendere grazie e piangere di gioia davanti al Padre!

Tu, in quale dei due figli ti senti identificato? Auguriamoci nel secondo, che, magari dopo alcuni "no", rientri in campo attraverso la conversione al "sì" con la concretezza della sua testimonianza.

Ecca voce la voce di Ignazio di Antiochia (Ignazio di Antiochia, agli Efesini 15, 1-2): «È meglio tacere ed essere, che chiacchierare e non essere. È bello insegnare, se chi parla, fa. Infatti uno solo è il maestro che "disse" e "fu fatto" (Sal 32,9) e ciò che ha fatto tacendo, è degno del Padre. Chi possiede realmente la parola (logos) di Gesù, può ascoltare anche il suo silenzio per essere perfetto, al fine di fare ciò che dice e di essere conosciuto per ciò che tace»

 

Il vangelo di oggi descrive il conflitto che Gesù ebbe con le autorità religiose dell’epoca, dopo che scacciò i venditori dal Tempio. I sacerdoti e gli anziani del popolo volevano sapere con quale autorità Gesù facesse queste cose: entrare nel Tempio e scacciarne i venditori (cf. Mt 21,12-13). Le autorità si consideravano i padroni di tutto e pensavano che nessuno potesse fare nulla senza il loro permesso. Per questo, perseguitavano Gesù e cercavano di ucciderlo. Qualcosa di simile stava accadendo anche nelle comunità cristiane degli anni settanta-ottanta, epoca in cui è stato scritto il vangelo di Gesù. Coloro che resistevano alle autorità dell’impero erano perseguitati. C’erano altri che, per non essere perseguitati, cercavano di conciliare il progetto di Gesù con il progetto dell’impero romano (cf. Gal 6,12). La descrizione del conflitto di Gesù con le autorità del suo tempo era un aiuto per i cristiani, affinché continuassero impavidi nelle persecuzioni e non si lasciassero manipolare dall’ideologia dell’impero. Anche oggi, alcuni che esercitano il potere, sia nella società come nella chiesa e nella famiglia, vogliono controllare tutto come se fossero loro i padroni di tutti gli aspetti della vita della gente. A volte giungono perfino a perseguitare coloro che pensano in modo diverso. Con questi pensieri e problemi in mente, leggiamo e meditiamo il vangelo di oggi.

 

Matteo 21,23: La domanda delle autorità religiose a Gesù: “Con quale autorità fai questo? Chi ti ha dato questa autorità?” Gesù rispose: “Vi farò anch’io una domanda e se voi mi risponderete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?”. Gesù ritorna al Tempio. Quando insegnava i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si avvicinavano e chiedevano: Con quale autorità fai queste cose? Chi ti ha dato questa autorità?" Gesù circola, di nuovo, nella grande piazza del Tempio. Poi appaiono alcuni sacerdoti ed anziani ad interrogarlo. Dopo tutto ciò che Gesù aveva fatto il giorno prima, loro vogliono sapere con quale autorità fa queste cose. Loro non si chiedono quale fosse il vero motivo che spinse Gesù a scacciare i venditori (cf. Mt 21,12-13). Chiedono solo con quale autorità fa quello che fa. Pensano di avere il diritto di controllare tutto. Non vogliono perdere il controllo delle cose.

 

Matteo 21,24-25ª: La domanda di Gesù alle autorità. Gesù non si nega a rispondere, ma mostra la sua indipendenza e libertà e dice: “Vi farò anch’io una domanda e se voi mi risponderete, vi dirò anche con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?” Domanda intelligente, semplice come una colomba e astuta come il serpente! (cf. Mt 10,16). La domanda rivela la mancanza di onestà degli avversari. Per Gesù, il battesimo di Giovanni veniva dal cielo, veniva da Dio. Lui stesso era stato battezzato da Giovanni (Mt 3,13-17). Gli uomini del potere, al contrario, avevano tramato la morte di Giovanni (Mt14,3-12). E mostrarono, così, che non accettavano il messaggio di Giovanni e che consideravano il suo battesimo come una cosa degli uomini e non di Dio.

 

Matteo 21,25b-26: Ragionamento delle autorità. I sacerdoti e gli anziani si resero conto della portata della domanda e razionalizzavano nel modo seguente: "Se rispondiamo che veniva dal cielo, lui dirà: Allora, perché non avete creduto a Giovanni? Se rispondiamo che veniva dagli uomini, temiamo la moltitudine, poiché tutti pensano che Giovanni sia un profeta”. Per questo, per non esporsi, rispondono: “Non sappiamo!” Risposta opportunista, falsa e interessata. L’unico loro interesse era non perdere il loro potere sulla gente. Dentro di loro, avevano già deciso tutto: Gesù doveva essere condannato a morte (Mt 12,14).

 

Matteo 21,27: Conclusione finale di Gesù. E Gesù disse loro: Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose". La loro totale mancanza di onestà, fa sì che non meritino la risposta di Gesù.

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6) Per un confronto personale

- Preghiamo per la santa Chiesa, perché confidi solo in Dio e resti il popolo umile e povero che egli vuole riservarsi?

- Preghiamo perché il vangelo di Gesù raggiunga tutti i popoli e da ogni parte della terra si levino voci di lode e di benedizione a Dio Padre?

- Preghiamo per le persone che siamo soliti condannare, perché il Signore ci aiuti a cogliere la sofferenza che nasce dalla loro incapacità di uscire da certi limiti o situazioni?

- Preghiamo per quanti non hanno saputo accogliere l'invito di Dio ad una particolare?

- Preghiamo per noi qui presenti, perché l'esperienza dei nostri molti 'no' detti al Signore, ci aiuti ad essere misericordiosi verso tutti?

  

7) Preghiera finale: Salmo 33

Il povero grida e il Signore lo ascolta.

 

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore: i poveri ascoltino e si rallegrino.

 

Guardate a lui e sarete raggianti, i vostri volti non dovranno arrossire.

Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce.

 

Il volto del Signore contro i malfattori, per eliminarne dalla terra il ricordo.

Gridano i giusti e il Signore li ascolta, li libera da tutte le loro angosce.

 

Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato, egli salva gli spiriti affranti.

Il Signore riscatta la vita dei suoi servi; non sarà condannato chi in lui si rifugia.

 

Caritas Parrocchiale

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“Tutto e ogni cosa la Chiesa è e fa per essere segno, sacramento di Cristo, luce del mondo. E’ una Chiesa per il mondo, per il suo vero bene, per la vita dignitosa di tutti. Spezza il pane della verità e della carità per saziare la fame più profonda di ogni persona. E’ certa che il pane della Parola di Dio ed il pane della Carità, come il pane dell’Eucaristia, non sono pani diversi: sono la persona...

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