Non preferire nulla a Cristo

San Basilio (ca 330-379), monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa - Regole più ampie; domanda 8

novembre 08 , 2017
Il nostro Signore Gesù Cristo ha detto a tutti, a più riprese e donando varie prove: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23); e ancora: “Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. Sembra esigere la più totale rinuncia... “Dov’è il tuo tesoro, dice altrove, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). Se dunque mettiamo da parte dei beni terreni o qualche provvista peritura, il nostro spirito vi rimane sprofondato come nel fango. È allora inevitabile che la nostra anima sia incapace di contemplare Dio e diventa insensibile ai desideri degli splendori del cielo e dei beni a noi promessi. Non possiamo ottenere questi beni se non li chiediamo senza sosta, con un ardente desiderio che, del resto, ci renderà leggero lo sforzo per raggiungerli. Rinunciare a se stessi, è dunque sciogliere i vincoli che ci legano a questa vita terrena a passeggera, è liberarsi dalle contingenze umane, per essere in grado di camminare sulla via che conduce a Dio. È liberarsi da ciò che intralcia per possedere e usare dei beni che sono “più preziosi dell’oro, di molto oro fino” (Sal 19,11). E, per farla breve, rinunciare a se stessi, è trasferire il cuore umano nella vita del cielo, cosicché si possa dire: “La nostra patria è nei cieli” (Fil 3,20). E innanzitutto, è cominciare a diventare simili a Cristo, che da ricco che era, si è fatto povero per noi (2 Cor 8,9). Dobbiamo assomigliargli se vogliamo vivere conformemente al Vangelo.    

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