Non temete!

Santo Natale 2020

dicembre 13 , 2020

Fin dalle prime generazioni cristiane i fatti della vita di Gesù furono letti alla luce della Pasqua. la fede pasquale, infatti, orienta noi cristiani a contemplare la vicenda umana di Gesù nel contesto di tutta la storia della salvezza, dalle origini fino al compimento, il suo culmine.
“In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento in tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirino. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazareth e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco, vi annunzio una grande gioia che sarà di tutto il popolo: oggi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore.

Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”.
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama” – Luca 2,114.
È un Natale, questo che viviamo, nel quale ancora una volta raccogliamo quanto sta vivendo l’umanità di oggi. Un Natale in cui la notte fisica (cfr. Vangelo) è immagine di una notte spirituale, notte della fede e della speranza, notte che la società sta vivendo a causa della pandemia, dei conflitti tra i popoli, degli odi, del lavoro che viene a mancare, del disorientamento che coinvolge i più giovani.
Ma è proprio in una notte come questa che è nato Gesù: è in una notte come questa che è stato proclamato l’annuncio: “È nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”, e ancora “Non temete …”.
Dio stesso si fa presente in Gesù. Ci assicura così il suo amore, ci chiama alla sua amicizia. Il Vangelo ci dice la cosa più semplice, ma più essenziale: noi non siamo abbandonati in un vortice di fatti senza senso, ma siamo amati da Dio, amati senza limiti, amati senza essercelo meritato.
Siamo amati così come siamo, malgrado i nostri mali oscuri.
Il mondo spesso è violento, sconvolto da egoismi apparentemente irriconciliabili. Ci sembrerebbe ovvio, che se Dio si manifesta, debba assumere il volto di un giudice severo che viene a umiliare e sconfiggere i peccatori, a ferire che fa il male. Invece si verifica l’opposto.
Dio rivela il suo amore gratuito, perdonante, dandoci Gesù, che si presenta a noi con debolezza e con la dolcezza di un bambino indifeso.
Una piccola luce che è capace di rischiarare le nostre notti. È una voce, quella del bambino Gesù, capace di dirti: “Ti amo, ti stimo, sei importante per me, ti rilancio nella vita, ho bisogno di te”.
Noi siamo soliti pensare che si debba prima essere buoni e giusti per meritare poi di essere amati da Dio. Ma ci sbagliamo. Abbiamo prima bisogno di essere amati da Dio e di essere certi del suo amore perdonante, per potere poi diventare buoni, amarlo a nostra volta.
Infine il Natale ci infonde luce e gioia, ci dà la felicità e il coraggio di fare noi il primo passo con gli altri, ci permette di camminare e resistere pur nelle situazioni pesanti.
Gesù, nel mistero del Natale, è la rivelazione che Dio ci ama davvero. Nessuna guerra potrà respingerlo, nessun odio potrà deluderlo, perché vince la morte con la vita, l’odio con l’amore, la menzogna con la verità.
Dipende da noi andargli dietro, accettare di essere testimoni con lui di questo nuovo ordine di valori e dire a lui quel “sì” che Lui stesso suscita in noi.
Andiamo a Betlemme, impariamo ad incontrare Gesù là dov’è: non nei sogni, non nell’illusione di una vita a buon mercato, non nelle grandi manovre della storia, ma nella realtà della nostra vita con tutte le sue contraddizioni e sofferenze.
Se impariamo ad andare a Betlemme, vedremo anche noi qualcosa della gloria di Dio che si è manifestata nella nostra vicenda umana.
Questo invito di fiduciosa certezza dell’amore di Dio valga per tutta la nostra Comunità in Cammino affinché renda più saldo o ritrovi il giusto percorso per una vita più vera, condivisa e offerta per il bene comune.

BUON NATALE A TUTTI.

Don Giancarlo

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