Pasqua di Resurrezione - Anno A

Santa Messa celebrata dal Santo Padre Francesco - Benedizione Urbi et Orbi

aprile 12 , 2020

Dio non ci lascia soli
Il primo pensiero del Pontefice è ancora per i malati, i defunti e le loro famiglie. Per i più vulnerabili, come gli anziani, per chi vive nelle case di cura, nelle caserme, nelle carceri:

Per molti è una Pasqua di solitudine, vissuta tra i lutti e i tanti disagi che la pandemia sta provocando, dalle sofferenze fisiche ai problemi economici. Questo morbo non ci ha privato solo degli affetti, ma anche della possibilità di attingere di persona alla consolazione che sgorga dai Sacramenti, specialmente dell’Eucaristia e della Riconciliazione. In molti Paesi non è stato possibile accostarsi ad essi, ma il Signore non ci ha lasciati soli! Rimanendo uniti nella preghiera, siamo certi che Egli ha posto su di noi la sua mano, ripetendoci con forza: non temere!

Allentare le sanzioni internazionali
Il Papa non dimentica di invocare la resurrezione di Cristo sui medici e gli infermieri, eroi quotidiani, testimonianza di cura e amore fino al sacrificio della vita; sulle forze dell’ordine e quanti lavorano per garantire i servizi essenziali necessari; su coloro che stanno subendo la perdita del lavoro e su chi ha responsabilità politiche perché si adoperi, in ogni modo, per consentire a tutti, poveri, profughi e senzatetto compresi, di condurre una vita dignitosa. Sia bandita l’indifferenza verso i più deboli e quanti abitano le periferie del mondo, chiede Francesco, sollecitando proprio per questi fratelli e sorelle la possibilità di un’adeguata assistenza sanitaria.

In considerazione delle circostanze, si allentino pure le sanzioni internazionali che inibiscono la possibilità dei Paesi che ne sono destinatari di fornire adeguato sostegno ai propri cittadini e si mettano in condizione tutti gli Stati, specialmente quelli più poveri, di fare fronte alle maggiori necessità del momento, riducendo, se non addirittura condonando, il debito che grava sui loro bilanci.

La sfida dell’Europa
Non indifferenza dunque ma unità, non egoismo ma solidarietà perché la sfida che stiamo affrontando – spiega Bergoglio – colpisce tutti senza fare differenze di persone. E proprio in nome della solidarietà, il Papa sveglia l’Europa e gli stati membri, esortandoli a superare rivalità  vecchie e nuove e a sostenersi a vicenda.

Oggi l’Unione Europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, ma quello del mondo intero.  Non si perda l’occasione di dare ulteriore prova di solidarietà, anche ricorrendo a soluzioni innovative. L’alternativa è solo l’egoismo degli interessi particolari e la tentazione di un ritorno al passato, con il rischio di mettere a dura prova la convivenza pacifica e lo sviluppo delle prossime generazioni.

Non cedere alla dimenticanza
Dunque bandire divisioni ma anche la dimenticanza, perché il rischio in una situazione come quella che stiamo vivendo, nota Papa Bergoglio è di abbandonare all’oblio tante altre emergenze, guerre, carestie, siccità che invece portano con sé i patimenti di numerose persone rifugiate, sfollate, affamate. Cita per prime le crisi umanitarie che attraversano l’Asia e l’Africa, come nella regione di Cabo Delgado, nel Nord del Mozambico, e passando per il Mediterraneo, arriva fino alla sua America Latina.

Il Signore della vita… doni protezione ai tanti migranti e rifugiati, molti dei quali sono bambini, che vivono in condizioni insopportabili, specialmente in Libia e al confine tra Grecia e Turchia, non voglio dimenticare l'isola di Lesbo. Permetta in Venezuela di giungere a soluzioni concrete e immediate, volte a consentire l’aiuto internazionale alla popolazione che soffre a causa della grave congiuntura politica, socio-economica e sanitaria”.

Commento al Vangelo
Non un'idea ma un fatto si è imposto agli apostoli, a cura di Ermes Ronchi La Pasqua è arrivata a noi attraverso gli occhi e la fede delle donne che avevano seguito Gesù, in un'alba ricca di sorprese, di corse, di paure. Maria di Magdala e Maria di Giacomo escono di casa nell'ora tra il buio e la luce, appena possibile, con l'urgenza di chi ama. E andarono a visitare la tomba. A mani vuote, semplicemente a visitare, vedere, guardare, soffermarsi, toccare la pietra. Ed ecco ci fu un gran terremoto e un angelo scese: concorso di terra e di cielo, e la pietra rotola via, non perché Gesù esca, ne è già uscito, ma per mostrarlo alle donne: venite, guardate il posto dove giaceva. Non è un sepolcro vuoto che rende plausibile la risurrezione, ma incontrare Lui vivente, e l'angelo prosegue: So che cercate Gesù, non è qui! Che bello questo: non è qui! C'è, esiste, vive, ma non qui. Va cercato fuori, altrove, diversamente, è in giro per le strade, è il vivente, un Dio da cogliere nella vita. Dovunque, eccetto che fra le cose morte. È dentro i sogni di bellezza, in ogni scelta per un più grande amore, dentro l'atto di generare, nei gesti di pace, negli abbracci degli amanti, nel grido vittorioso del bambino che nasce, nell'ultimo respiro del morente, nella tenerezza con cui si cura un malato. Alle volte ho un sogno: che al Santo Sepolcro ci sia un diacono annunciatore a ripetere, ai cercatori, le parole dell'angelo: non è qui, vi precede. È fuori, è davanti. Cercate meglio, cercate con occhi nuovi. Vi precede in Galilea, là dove tutto è cominciato, dove può ancora ricominciare. L'angelo incalza: ripartite, Lui si fida di voi, vi aspetta e insieme vivrete solo inizi. Vi precede: la risurrezione di Gesù è una assoluta novità rispetto ai miracoli di risurrezione di cui parla il Vangelo. Per Lazzaro si era trattato di un ritorno alla vita di prima, quasi un cammino all'indietro. Quella di Gesù invece è un cammino in avanti, entra in una dimensione nuova, capofila della lunga migrazione dell'umanità verso la vita di Dio. La risurrezione non è un'invenzione delle donne. Mille volte più facile, più convincente, sarebbe stato fondare il cristianesimo sulla vita di Gesù, tutta dedita al prossimo, alla guarigione, all'incoraggiamento, a togliere barriere e pregiudizi. Una vita buona, bella e felice, da imitare. Molto più facile fondarlo sulla passione, su quel suo modo coraggioso di porsi davanti al potere religioso e politico, di morire perdonando e affidandosi. La risurrezione, fondamento su cui sta o cade la Chiesa (stantis vel cadentis ecclesiae) non è una scelta degli apostoli, è un fatto che si è imposto su di loro. Il più arduo e il più bello di tutta la Bibbia. E ne ha rovesciato la vita.

Il consiglio pastorale

Close

Il consiglio pastorale è l'espressione della comunità parrocchiale che vive e cammina insieme, segno di comunione e collaborazione tra sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, ministri istituiti e ministri straordinari, personalità e laici, che lo compongono. Il consiglio pastorale promuove, sostiene, coordina, verifica tutta l'attività pastorale della parrocchia, al fine di suscitare la partecipazione attiva delle sue varie componenti...

Continua...





Avvisi e Comunicazioni

Caritas - Carrello solidale: aperture di agosto
25 agosto, martedì Leggi

Concerto "Lodi d'agosto"
30 agosto, domenica Leggi