"Resta con noi"

San Giovanni Paolo II (1920-2005), papa - Lettera Apostolica "Mane nobiscum Domine" §19-20 (© Libreria Editrice Vaticana)

aprile 24 , 2019
Alla richiesta dei discepoli di Emmaus che Egli rimanesse "con" loro, Gesù rispose con un dono molto più grande: mediante il sacramento dell'Eucaristia trovò il modo di rimanere "in" loro. Ricevere l'Eucaristia è entrare in comunione profonda con Gesù. "Rimanete in me e io in voi" (Gv 15,4). Questo rapporto di intima e reciproca "permanenza" ci consente di anticipare, in qualche modo, il cielo sulla terra. Non è forse questo l'anelito più grande dell'uomo? Non è questo ciò che Dio si è proposto, realizzando nella storia il suo disegno di salvezza? Egli ha messo nel cuore dell'uomo la "fame" della sua Parola (cfr Am 8,11), una fame che si appagherà solo nell'unione piena con Lui. La comunione eucaristica ci è data per "saziarci" di Dio su questa terra, in attesa dell'appagamento pieno del cielo. Ma questa speciale intimità che si realizza nella "comunione" eucaristica non può essere adeguatamente compresa né pienamente vissuta al di fuori della comunione ecclesiale... La Chiesa è il corpo di Cristo: si cammina "con Cristo" nella misura in cui si è in rapporto "con il suo corpo". A creare e fomentare questa unità Cristo provvede con l'effusione dello Spirito Santo. E Lui stesso non cessa di promuoverla attraverso la sua presenza eucaristica. In effetti, è proprio l'unico Pane eucaristico che ci rende un corpo solo. Lo afferma l'apostolo Paolo: "Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1Cor 10,17).    

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