Sabato della Seconda Settimana di Avvento (Anno A)

dicembre 10 , 2022

 

1) Preghiera 

Sorga nei nostri cuori, Dio onnipotente, lo splendore della tua gloria, perché́, vinta ogni oscurità̀ della notte, la venuta del tuo Figlio unigenito manifesti al mondo che siamo figli della luce.

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2) Lettura: Siracide 48, 1 - 4. 9 - 11

In quei giorni, sorse Elìa profeta, come un fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola.

Egli fece venire su di loro la carestia e con zelo li ridusse a pochi.

Per la parola del Signore chiuse il cielo e così fece scendere per tre volte il fuoco.

Come ti rendesti glorioso, Elìa, con i tuoi prodigi! E chi può vantarsi di esserti uguale?

Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco, su un carro di cavalli di fuoco; tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare lira prima che divampi, per ricondurre il cuore del padre verso il figlio e ristabilire le tribù di Giacobbe. 

Beati coloro che ti hanno visto e si sono addormentati nell’amore.

3) Riflessione su Siracide 48, 1 - 4. 9 - 11

● La sua parola bruciava come fiaccola. (Sir 48,1) - Come vivere questa Parola?

L'autore del libro del Siracide sta parlando di Elia, il grande profeta che, comprendendo per quali sentieri sdrucciolosi si stia incamminando Israele, ha il coraggio di levare la voce, anche se questo gli costerà caro.

Portavoce autentico di Dio, egli richiama, scuote, condanna con una parola infuocata di ardore per Dio, ma anche per il suo popolo. No, Elia non è uno sradicato dalla storia: pienamente inserito nella società del suo tempo, ne vive con pena le contraddizioni, soffre per l'accecamento dei suoi connazionali, si batte per il loro riscatto.

L'autentico zelo per il Signore non può mai essere scisso da un effettivo interesse per il bene comune. L'incarnazione del Figlio di Dio ci sollecita in questa direzione: se Dio ha tanto amato il mondo da dare suo Figlio, come può il cristiano sottrarsi all'impegno di prendersi cura dei fratelli? I problemi politici, economici, sociali, ecologici... sono i suoi problemi, lo interpellano direttamente perché si impegni, secondo le proprie possibilità, ad avviarne la soluzione. Certo, dando loro il rilievo che gli spetta, non facendone degli idoli, degli assoluti, ma prendendo sul serio il mandato di Dio che gli ha affidato "il giardino dell'Eden", cioè la città terrena in cui si snoda la sua esistenza attuale, perché la custodisca e la coltivi.

Come Elia, è chiamato ad essere una fiaccola che brucia, e ardendo illumina.

La mia parola è fiaccola che brucia o linguaggio vuoto che si allinea con quel che si dice in giro? È quanto mi chiederò quest'oggi con il desiderio di riassumere consapevolmente la mia funzione profetica.

Donaci, Signore, il coraggio di Elia, perché non tradiamo il nostro essere cristiano con comportamenti di pavido allineamento all'andazzo comune o di sterile lamentela per le cose che non vanno.

Ecco la voce di un testimone Helder Camara: La liberazione, il vero sviluppo non verrà dalle compagnie multinazionali, né dal Fondo monetario internazionale, né dalle grandi potenze, né dai grandi progetti di sviluppo. Ho molta fiducia nei piccoli gruppi senza potere che si mettono d'accordo per affermare senza odio, senza violenza, ma anche senza codardia, che bisogna arrivare a condizioni giuste e umane nelle relazioni tra paesi ricchi e paesi poveri, tra le grandi compagnie e i nostri paesi... E Dio che ama gli umili, i deboli e i piccoli, non abbandonerà questo mondo. È lui la forza della nostra debolezza!

● Sorse Elia profeta come un fuoco, la sua parola bruciava come fiaccola. Elia in aramaico significa “Dio è il mio Signore” ma in latino Elios significa sole. Il sole è una palla di fuoco che scalda, brucia. Così è il profeta Elia, Elia brucia perché il suo cuore è immerso in Dio, nel suo amore. Quanto arde il nostro cuore e di conseguenza le nostre azioni, le nostre parole? La parola del Signore chiuse il cielo, senza il Signore Elia non può fare nulla. 

Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte e daglinferi, per la parola dell'Altissimo; tu hai fatto precipitare re nella perdizione e uomini gloriosi dal loro letto

È il Signore il regista, lautore di tali prodigi. Dove agisce torna la vita: Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero. Elia si è messo in ascolto del Padre, è disponibile a cambiare il suo cuore sapendo che i rimproveri che ascolta sono quelli di un Padre che ti pota e ti ama e vuole che tu porti più frutto. Tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri, per placare lira prima che divampi, ricondurre il cuore del padre verso il figlio, stabilire le tribù di Giacobbe. Elia fa da intermediario tra il Padre ed i figli, è importante, fondamentale che i figli si sentano non solo figli, ma figli amati ed in questa relazione nasce il popolo, quindi tutti fratelli e sorelle, figli e figlie amate dello stesso Padre.

Beati coloro che ti hanno visto e si sono addormentati nellamore.

Quando ti senti amato, senti di esistere nel cuore del Padre, sei beato, in pace, nella gioia profonda ed ecco la conseguenza: è certo che anche noi vivremo.

Appena Elia esce di scena ecco arrivare Eliseo, anche lui ripieno del suo Spirito, dello stesso Spirito di Elia. E nessuno riuscì a dominarlo e nel sepolcro il suo corpo profetizzò: nella sua vita compì prodigi e dopo la morte meravigliose furono le sue opere. Quando siamo ripieni dello spirito del Padre, diventiamo anche noi profetici e capaci di compiere prodigi nellamore e di opere meravigliose. Solo stiamo uniti a Lui, bruciamo del suo amore come Elia ed Eliseo.

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4) Lettura: Vangelo secondo Matteo 17, 10 - 13  

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». 

Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non lhanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio delluomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

 

5) Riflessione sul Vangelo secondo Matteo 17, 10 - 13

● Con la loro domanda, i discepoli esprimono le riserve dei dottori della legge verso Gesù.

Se Gesù fosse il Messia atteso, il profeta Elia avrebbe dovuto essere tornato da molto tempo per preparare la sua venuta. E se Elia fosse effettivamente stato là, avrebbe già cominciato molte cose: non ci sarebbero più oppressioni politiche, il dominio delluomo sulluomo sarebbe giunto alla fine, non vi sarebbero più opposizioni sociali tra poveri e ricchi, una nuova era di pace sarebbe già iniziata. 

Gesù spiega ai suoi discepoli che la nuova era di pace comincia adesso, per coloro che colgono la loro opportunità, che rispondono allappello alla conversione e instaurano la pace nel proprio cuore. 

Ma le attese degli uomini sono altre: essi contano su un potente che possa aiutarli automaticamente a stabilire la pace. Ecco perché le parole di Giovanni Battista si sono perse nel vuoto. E perché la violenza minaccia quelli che portano la pace: Giovanni Battista muore di morte violenta, e Gesù presagisce che anchegli sarà colpito da un destino simile.

 

● Elia è già venuto.

Non è raro il caso in cui, nell'attesa di un avvenimento importante della nostra vita, esso ci oltrepassi senza che ce ne accorgiamo. Così avviene agli scribi al tempo di Gesù. Attendevano con ansia Elia che avrebbe aperto la strada al Messia. Egli viene nella persona di Giovanni il Battista e essi non se ne accorgono. Anzi, quando Erode lo uccide nella prigione, forse ne hanno goduto: una voce di rimprovero di meno. Il Signore ammonisce i suoi discepoli a fare attenzione ai segni dei tempi. Il Regno di Dio non viene con clamore, di modo che si possa dire: Eccolo qua o eccolo là. Esso è dentro di noi e attende che nel nostro agire lo rendiamo presente nel mondo. Dio parla al cuore dell'uomo, parla attraverso il vangelo, la liturgia, il magistero, gli avvenimenti personali, familiari, sociali. Dio ci sta parlando anche mediante l'opera e la voce del papa Francesco. Dio ci sta pure avvertendo durante l'Avvento che stiamo vivendo, tempo forte dello Spirito. Tocca a noi riconoscere la sua voce e renderla attiva nella vita. Questo esige capacità di accogliere gli inviti della grazia con entusiasmo, senza sonnolenza, senza ritardi o rimandi, secondo l'esortazione di San Paolo ai Romani: È ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché la nostra salvezza è più vicina ora di quando diventammo credenti.

 

● Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell'uomo dovrà soffrire per opera loro». Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista. (Mt 17,10-13) - Come vivere questa Parola?

L'uomo di Dio "non l'hanno riconosciuto e hanno fatto di lui quello che hanno voluto". "Il Figlio dell'uomo", modello di tutti i Profeti, "dovrà soffrire per opera loro". 

Il cuore e la mente dell'uomo, se non entra in un cammino di seria e vera conversione alla Verità, alla Purezza, all'Umiltà, rischia di ergersi ad idolo di se stesso e di non riconoscere più il Vero, il Bello, il Buono!

I profeti li abbiamo ancora oggi in mezzo a noi, anzi abbiamo anche Gesù perché - come Egli ci ha insegnato: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi.... In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me».

Guarisci gli occhi del nostro cuore, Signore, per poterti riconoscere nei fratelli che ci metti accanto!

Per l'uomo che si professa religioso, per lo scriba che dall'alto della sua cultura vorrebbe disciplinare l'onnipotenza di Dio piegandola alla supervisione di una mente ordinatrice e classificatrice solo umana, il rischio è sempre quello di non riconoscere la carne di Gesù Cristo. Fin tanto che la fede viene smussata e accomodata attraverso precetti, norme, manierismo di facciata, trascinato avanti da pigra conformazione alle tradizioni, perderemo quel legame essenziale fra spirito e vita che è alla base dell'Incarnazione. E allora non sapremo riconoscere il volto né di Elia né di Colui che Elia annuncia, che sarà solo una comparsa fuggevole sulla scena della nostra passerella. Ricordiamo il timore di Sant'Agostino nei confronti del Signore che passa, ma che rischia di non tornare (transeuntem et non redeuntem)! Egli ci chiama così alla vigilanza, a credere che la storia della salvezza, anche per me, si compie qui e ora, se so tendere l'orecchio alla voce, se lascio che il suo grido rompa la mia sordità!

Dio può tutto, e certo ha mille modi per parlarmi. Anche la voce di chi non la pensa come me, di chi mi critica, di chi non sopporto, del mio nemico e rivale, può essere motivo per mettermi in discussione e per spronarmi alla conversione. Lascio che tutto in me risuoni della Parola: "non è linguaggio e non sono parole di cui non si oda il suono"

Ecco la voce di un missionario San Francesco Saverio: "Molto spesso mi viene in mente di percorrere le Università d'Europa, specialmente quella di Parigi, e di mettermi a gridare qua e là come un pazzo e scuotere coloro che hanno più scienza che carità con queste parole: Ahimè, quale gran numero di anime, per colpa vostra, viene escluso dal cielo e cacciato all'inferno! Oh! se costoro, come si occupano di lettere, così si dessero pensiero anche di questo, onde poter rendere conto a Dio della scienza e dei talenti ricevuti!"

Ecco la voce di Papa Francesco (Udienza giubilare, 30 giugno 2016): A noi, dunque, è richiesto di rimanere vigili come sentinelle, perché non accada che, davanti alle povertà prodotte dalla cultura del benessere, lo sguardo dei cristiani si indebolisca e diventi incapace di mirare all'essenziale. Mirare all'essenziale. Cosa significa? Mirare Gesù, guardare Gesù nell'affamato, nel carcerato, nel malato, nel nudo, in quello che non ha lavoro e deve portare avanti una famiglia. Guardare Gesù in questi fratelli e sorelle nostri; guardare Gesù in quello che è solo, triste, in quello che sbaglia e ha bisogno di consiglio, in quello che ha bisogno di fare strada con Lui in silenzio perché si senta in compagnia. Queste sono le opere che Gesù chiede a noi! Guardare Gesù in loro, in questa gente. Perché? Perché così Gesù guarda me, guarda tutti noi

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6) Per un confronto personale

- Preghiamo per la Chiesa, luce delle genti: annunci con semplicità il regno di Dio e difenda con franchezza il bene delluomo? 

- Preghiamo per coloro che il Signore manda come profeti nel nostro mondo: accolgano la sofferenza del rifiuto e dell'incomprensione sull'esempio di Gesù Cristo Signore? 

- Preghiamo per coloro che non riconoscono i segni di Dio: l'amore dei cristiani sia per loro un primo segno dell'esistenza e della paternità di Dio? 

- Preghiamo per i religiosi e le religiose: la loro vita casta, povera e obbediente testimoni che Dio può riempire il cuore delluomo? 

- Preghiamo per noi che partecipiamo a questa eucaristia: sappiamo riconoscere che la croce di Cristo è la più grande profezia per i nostri tempi?

- Preghiamo per la reciproca comprensione tra genitori e figli? 

- Preghiamo per i sacerdoti?

 

7) Preghiera finale: Salmo 79

Fa splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi.

 

Tu, pastore dIsraele, ascolta.

Seduto sui cherubini, risplendi.

Risveglia la tua potenza 

e vieni a salvarci.

 

Dio degli eserciti, ritorna!

Guarda dal cielo e vedi

e visita questa vigna,

proteggi quello che la tua destra ha piantato,

il figlio delluomo che per te hai reso forte. 

 

Sia la tua mano sulluomo della tua destra,

sul figlio delluomo che per te hai reso forte.

Da te mai più ci allontaneremo,

facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.

Signore, togli da me il cuore di pietra...

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Dobbiamo amare Cristo come egli ci ha amati. Ci ha lasciato un esempio, perché ne seguissimo le orme (1 Pt 2, 21). Perciò, dice: "Mettimi come sigillo sul tuo cuore" (Ct 8, 6), cioè: "Amami come ti amo. Portami nella tua mente, nella tua memoria, nel tuo desiderio, nei tuoi sospiri, nei tuoi gemiti, nei tuoi singhiozzi. Ricordati, uomo, in quale stato ti ho creato, quanto ti ho innalzato al di sopra delle altre creature, a quale dignità ti ho...

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