SPERARE È CREDERE
Lunedi della IV settimana di quaresima (31marzo)
Il più delle volte siamo tentati a credere che i miracoli (l’evangelista Giovanni li chiama segni), si ottengono dietro insistenti richieste o promesse, spirituali e materiali, di cui sono segno gli ex voto che adornano i nostri simulacri. Il vangelo di oggi evidenzia, invece, che si fonda sulla fede del richiedente. Per ben due volte il brano sottolinea che “Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino … credette lui con tutta la sua famiglia” (Card. Carlo Maria Martini). “La fede è un affidarsi a Dio che vince l'angoscia: non è un bagaglio di nozioni che esige un faticoso indottrinamento, è il bene più grande e liberante per l'uomo” (Card. Carlo M. Martini). Io funzionario del Re, senza pretendere alcun segno sulla veridicità della parola Gesù, credette e, mettendosi in camino, iniziò il suo peregrinare nella fede fino a giungere a casa. “Tuo figlio vive” è la risposta alla fede di quel padre angosciato, vive dall’ora in cui Gesù glielo aveva detto, e attraverso questa annotazione temporale la fede non diventa più un atto personale ma una esperienza comunitaria di famiglia. A riguardo scriveva Papa Benedetto XVI: “La fede non è un semplice assenso intellettuale dell’uomo a delle verità particolari su Dio; è un atto con il quale mi affido liberamente a un Dio che è Padre e mi ama; è adesione a un “Tu” che mi dona speranza e fiducia”. Il protagonista del vangelo ha espresso in modo mirabile l’icona dell’essere pellegrino di speranza. Si è messo in cammino credendo, nel cammino avrà sperato che quella parola di Gesù si realizzasse e co amore ha colto la notizia dei servi. “La speranza, insieme alla fede e alla carità, forma il trittico delle “virtù teologali”, che esprimono l’essenza della vita cristiana (cfr. 1Cor 13,13; 1Ts 1,3). Nel loro dinamismo inscindibile, la speranza è quella che, per così dire, imprime l’orientamento, indica la direzione e la finalità dell’esistenza credente. Perciò l’apostolo Paolo invita ad essere «lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera» (Rm 12,12). Sì, abbiamo bisogno di «abbondare nella speranza» (cfr. Rm 15,13) per testimoniare in modo credibile e attraente la fede e l’amore che portiamo nel cuore; perché la fede sia gioiosa, la carità entusiasta; perché ognuno sia in grado di donare anche solo un sorriso, un gesto di amicizia, uno sguardo fraterno, un ascolto sincero, un servizio gratuito, sapendo che, nello Spirito di Gesù, ciò può diventare per chi lo riceve un seme fecondo di speranza” (Papa Francesco, spes non confundit, 18). Chiediamo al Signore che sappiamo credere alla verità della sua parola, perché solo credendo saremo capaci di scorgere nella nostra vita le meraviglia che opera in noi e per noi.

