XIX Domenica TO – anno A
Commento al Vangelo di Don Domenico Bruno
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Gesù ti prende sempre e ti fa volare
E se la paura non fosse il problema, ma lo fosse il modo in cui decidiamo cosa fare quando arriva?
Quando tutto va bene ci sentiamo capaci di qualsiasi cosa, poi basta un messaggio lasciato senza risposta, un’amicizia che cambia, una porta che si chiude, un progetto che fallisce e subito perdiamo l’equilibrio.
Pietro scende dalla barca perché si fida, poi guarda il vento e comincia ad affondare. Elia, invece, scopre che Dio non sempre arriva facendo rumore. Non è nel vento impetuoso, né nel terremoto, né nel fuoco. È nel «sussurro di una brezza leggera». Anche Paolo ci ricorda che la fede non ci rende indifferenti agli altri. Anzi, ci fa sentire il dolore di chi amiamo. E forse è proprio qui la sorpresa.
Gesù non elimina subito il vento. Tende la mano dentro la paura. Nel lago di Galilea le tempeste potevano davvero arrivare all’improvviso, perché la particolare conformazione del territorio favorisce forti raffiche che scendono dalle alture verso il lago. Per i pescatori non era una cosa da poco.
Anche oggi succede così nelle nostre relazioni che una parola detta male, una non risposta, un’amicizia che sembra portarci fuori dal gruppo. Ci sembra di affondare.
Ma Cristo non ci guarda dalla riva. Viene verso di noi. E quando non riusciamo più a restare in piedi possiamo ancora gridare come Pietro: «Signore, salvami!». La fede forse comincia proprio lì, quando smettiamo di fingere di essere forti e lasciamo che qualcuno ci afferri.
Prova a fidarti della mano che ti sta già cercando.

