"Giona fu un segno per quelli ni Nìnive"

Cardinale Joseph Ratzinger [Benedetto XVI, papa dal 2005 al 2013] - Ritiro predicato al Vaticano, 1983 (trad. cb©evangelizo.org)

ottobre 12 , 2026
Gli abitanti di Nìnive hanno creduto al messaggio di quell’ebreo, e si sono convertiti. Secondo me, la conversione di quelli di Nìnive costituisce un fatto veramente sorprendente. Come hanno potuto credergli? Non trovo altra risposta che questa: ascoltando la predicazione di Giona, hanno dovuto riconoscere che almeno la parte verificabile di questo messaggio era proprio vera: ossia la malizia di questa città era grave. Perciò hanno capito che anche l’altra parte era vera: la malizia distrugge una città. Hanno potuto capire che la conversione era dunque l’unica possibilità per salvare la città... L’atteggiamento del tutto disinteressato del messaggero costituiva il secondo elemento della credibilità di Giona: egli era venuto da lontano per un servizio che lo esponeva alla derisione e da cui non poteva certamente sperare alcun vantaggio personale. La tradizione rabbinica aggiunge ancora un altro elemento: Giona era rimasto segnato dai tre giorni e dalle tre notti nel cuore della terra, “nel profondo degli inferi”. I segni della sua esperienza di morte rimanevano visibili e autentificavano le sue parole. A questo punto è impossibile non interrogarci. Se venisse un altro Giona, crederemmo? Le nostre città crederebbero? Oggi ancora, per le grandi città, per le Nìnive moderne, Dio cerca dei messaggeri della penitenza. Abbiamo il coraggio, la fede profonda, la credibilità necessarie per toccare i cuori e aprire le porte alla conversione?     

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