Impariamo a credere

...e impariamo a credere che Dio abita nell'intimo del nostro essere

settembre 06 , 2020

Discreto e silenzioso, per renderci responsabili, creativi, audaci.

Mi ha aiutato, in questo, quanto ho letto in una piccola rivista e che vi trasmetto, per potere in qualche modo rendere bella la nostra vita cristiana.

Siamo in un momento difficile, ed è per questo che occorre ripensare il nostro modo di esserci, di dare ragione del nostro credere, senza rifugiarci in un passato che non esiste più, o pensare che siano sempre gli altri (ma quali altri?) a pensarci.

Credere è diventare quello che siamo, fatti ad “immagine di Dio”: lì Dio ci attende. È diventare umani seguendo le orme di Gesù: lì incontriamo il Dio dei cristiani. Ed è lì che giochiamo la nostra salvezza.

Ma da cosa ci salva Dio, conosciuto in Cristo?

Ci salva dalla scarsa fede che abbiamo nella vita, in Lui, nella sua presenza. Dalle nostre chiusure, dalla nostra indifferenza, dalla sclerosi del cuore che ci impedisce di vivere.

Ci salva dalla paura di un Dio presentato come uno che vorrebbe farci pagare il diritto di vivere; che vorrebbe farci credere che si attende da noi sacrifici, una sorta di pedaggio.

Ci salva e ci libera dalle certezze nelle quali l’abbiamo rinchiuso e da quelle formule magiche e da quei piccoli riti che a volte sfiorano la nevrosi.

Ci salva dal senso di colpa che avvelena l’esistenza e impedisce di vivere, gioire, amare.

Ci salva dal ripiegamento sul peccato nel quale noi invece amiamo rimanere, e ci insegna che Dio si stupisce quando noi non vogliamo diventare più umani.

Essere umani è adottare nel presente la sua arte di vivere, quello che Lui è stato percorrendo le strade della Palestina. Da lui impariamo che non vi è vita più umana di una vita donata e disponibile a ciò che accade. Egli trasforma dall’interno.

Paura del futuro e rimpianti del passato si dissolvono quando teniamo gli occhi fissi su Gesù. È lui che dà l’audacia di andare incontro a ciò che accade.

Guardiamo, allora, ancora una volta, alla vita di Gesù.
Sa stare là dove la vita lo conduce. Non cerca di fuggire altrove. Non vive di nostalgie, nell’immaginario.

È presente, pienamente presente.

Presente a coloro, uomini e donne, che sono sul suo cammino.

È stabile.

È obbediente, mai costretto suo malgrado. Mai asservito o sottomesso. Con cuore e mente si pone in ascolto della vita e si mantiene disponibile.

È povero. Sceglie quella semplicità che non è miseria. Questo lo rende libero di incontrare, di arricchire la vita degli altri.

Ama di un amore che non divora gli altri, ama senza fare riserve di se stesso.

Pienamente fratello dei suoi contemporanei e pienamente figlio di un Dio che continua instancabilmente ad amare come Padre.

Egli è colui che noi siamo chiamati a diventare.

Non ci affascina?

Lo accolgono? Si ferma, si mette a tavola.

Lo corteggiano? fugge via.

Un povero grida? Lui lo sente subito.

Dei ragazzini fanno baccano? La cosa lo diverte e li chiama a sé.

Per essere più umani non resta che seguirlo. Solo così ricostruisce la nostra fiducia perduta, l’autostima messa in crisi dal pensiero odierno, il piacere di stare con gli altri.

Buon cammino a tutti.

Don Giancarlo

San Nicolò in Cazzola

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