IV Domenica di Quaresima - Anno B
Alziamo il capo! - Omelia di Don Giancarlo
L'essenziale è il grande amore di Dio per il mondo - padre Ermes Ronchi
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Si è appena conclusa la scena irruente, fragorosa di Gesù che scaccia i mercanti dal tempio. A Gerusalemme, capi e gente comune tutti parlano della novità di quel giovane rabbi. Ora, da quella scena clamorosa e sovversiva si passa a un vangelo intimo e raccolto. Nicodemo ha grande stima di Gesù e vuole capire di più, ma non osa compromettersi e si reca da lui di notte. Prima sorpresa: quel Gesù che dirà «il vostro parlare sia sì sì, no no», rispetta la paura di Nicodemo, non si perde nei limiti della sua poca coerenza, ma mostrando comprensione per la sua debolezza, lo trasforma nel coraggioso che si opporrà al suo gruppo (Gv 7,50) e verrà al tramonto del grande venerdì (Gv 19,39) a prendersi cura del corpo del Crocifisso.
Quando tutti i coraggiosi fuggono, il pauroso va sotto la croce, portando trenta chili di aloe e mirra, una quantità in eccesso, una eccedenza di affetto e gratitudine.
Gesù trasforma. È una via tutta nuova, per noi che i maestri dello spirito hanno sempre stretto nell'alternativa: coraggio o viltà, coerenza o incoerenza, resistenza o debolezza, perfezione o errore. Gesù mostra una terza via: il rispetto che abbraccia l'imperfezione, la fiducia che accoglie la fragilità e la trasforma. La terza via di Gesù è credere nel cammino dell'uomo più che nel traguardo, puntare sulla verità umile del primo passo più che sul raggiungimento della meta lontana. Maestro dei germogli.
In quel dialogo notturno Gesù comunica, in poche parole, l'essenziale della fede: Dio ha tanto amato il mondo... è una cosa sicura, una cosa già accaduta, una certezza centrale: Dio è l'amante che ti salva. Parole decisive, da riassaporare ogni giorno e alle quali aggrapparci sempre. Dovete nascere dall'alto: io vivo delle mie sorgenti, ed ho sorgenti di cielo da ritrovare. Allora potrò finalmente nascere a una vita più alta e più grande, e guardare l'esistenza da una prospettiva nuova, da un pertugio aperto nel cielo, per vedere cosa è effimero e cosa invece è eterno.
Quello che nasce dallo Spirito è Spirito. E la notte si illumina. Chi è nato dallo Spirito non solo ha lo Spirito ma è Spirito. Non solo è tempio dello Spirito, ma è della stessa sostanza dello Spirito. Ogni essere genera figli secondo la propria specie, le piante, gli animali, l'uomo e la donna. Ebbene, anche Dio genera figli secondo la specie di Dio.
E non c'è maiuscolo o minuscolo nei testi originari: maiuscolo per lo Spirito di Dio, la sua forza generante, minuscolo per lo spirito dell'uomo generato. Non si riesce a distinguere se “spirito” si riferisca all'uomo o a Dio. Questa confusione è straordinaria. Una bellissima rivelazione: tu, rinato dallo Spirito, sei Spirito.
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«Perché aveva compassione del suo popolo»
La quarta domenica
Con la quarta domenica di Quaresima giungiamo ad un’altra fase fondamentale della storia della salvezza: il periodo monarchico e l’esilio babilonese. La prima lettura è tratta dal Secondo Libro delle Cronache (2Cr 36,14-16.19-23), l’ultimo libro del canone ebraico, nel quale è collocato tra gli scritti. Si tratta di una contemplazione della storia nella quale Dio con premura non ha mai mancato di mandare i suoi profeti a richiamare il popolo alla conversione. È una lunga storia di instancabile premura alla quale sembra rimandare Gesù quando racconta la parabola dei vignaioli omicidi. In questa storia possiamo vedere quindi anche la storia di Gesù. L’alleanza a cui si fa riferimento in questo momento è quella con Davide. Il Signore non viene meno alla sua fedeltà nemmeno davanti alla continua trasgressione da parte dei discendenti della stirpe davidica. Addirittura egli sceglie, come strumento di liberazione, un re straniero, Ciro. Qui emerge come la fedeltà di Dio alla sua Parola non possa essere distrutta da nessun tipo di trasgressione da parte degli uomini e delle donne. Dio è sempre fedele e al suo amore non viene mai meno. Le vie di questa fedeltà a volte percorrono tracciati che noi non ci saremmo mai aspettati. Nell’itinerario quaresimale questa lettura mette al centro innanzitutto la fedeltà di Dio che non disdegna nessun mezzo pur di venirci incontro e di rinnovare il patto con noi. Questa continua disponibilità di Dio è un altro fondamento della conversione e della possibilità di rinnovare la nostra vita.
(Dal Sussidio Liturgico-Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana per la Quaresima-Pasqua 2021: "Cristo, mia speranza, è risorto")

