LA SPERANZA È ESSERE SUO AMICO
Lunedi della Settimana Santa (14 arile)
Anche Gesù, come tutti noi, avvertiva la necessità di incontrarsi con amici cari, quelli che riescono ad infondere fiducia, sostegno e quanto ci è necessario, soprattutto nei momenti più bui e dolorosi. Sei giorni prima della sua Pasqua, egli va a Betania a gustare la dolce compagnia di Marta, Maria e Lazzaro. Giuda rivela sua identità nebulosa criticando il gesto di affetto di Maria nell’ungere i piedi di Gesù e il tenero gesto di asciugarli con i capelli: “Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?”. La parvenza della finta pietà viene subito svelata dall’evangelista: “Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro”. Uno spreco per alcuni: sono soldi buttati. Un gesto per Maria con il quale vuole significare la grandezza della persona che viene unta: i re venivano unti. Giovanni ci vuol far capire che, nonostante Gesù venga preso, catturato, crocifisso, messo a morte, lui è l’unto, lui è il Cristo. Lo spreco di Maria è lo spreco della fede che nel frastuono della storia conosce la presenza di un Dio che abita in essa. Lo spreco di Maia è l’affettuosità di una amicizia vera e tenera, quella di cui si ha sempre bisogno e che nessuno riesce a fare a meno. Abbiamo bisogno di amici; dobbiamo impegnarci ad essere amici. Nessuno è così forte da non aver bisogno di qualcuno accanto con cui instaurare un rapporto, vero e autentico di phlilia; nessuno è così povero da non poter donare agli altri affetto e attenzione. Quando la vita ci mette alla prova, quanto il buio sembra incombere, quando la tristezza alberga, accendiamo la lampada della speranza dell’amicizia, come ha fatto Gesù, sei giorni prima della Pasqua, sarà una ricarica rigenerante che ci infonderà forza e coraggio.

