LA SPERANZA RICHIEDE PAZIENZA
Terza domenica di quaresima (23 marzo)
Il vangelo di questa domenica ci induce a porci una seria domanda: “che tipo di albero sono? Do frutti, oppure sfrutto il terreno?”. Per dare una adeguata e veritiera risposta, occorre che consideriamo attentamente chi siamo, da dove veniamo e a cosa tendiamo. Non basta respirare, occorre vivere, non da spettatori ma da protagonisti. Il rischio di giungere sul crinale della storia e non sapere per cosa o per chi abbiamo vissuto è forte, per questo motivo dobbiamo vivere con attenzione. Dio è paziente con noi, ci concede sempre “un anno in più”, perché attraverso la zappatura, la concimazione e quant’altro siamo capaci di poter dare frutto, occorre, però, anche il nostro personale impegno perché questo si realizzi. La mediocrità non appartiene al discepolo di Gesù. “L’arte del mediocre è quella d’aver trovato il modo di non fare scattare mai l’allarme nella sua vita, o la spia rossa che segnala una situazione di emergenza, per questo è relativamente tranquillo. Può esser apostolo efficiente, ma è senza efficacia. Annuncia il vangelo di Cristo, ma senza sentirlo per sé una buona notizia. Resistere per uscire dalla mediocrità non è certo semplice. Ma forse vale la pena di tentare. Siamo chiamati ad essere testimoni dell’inquietudine, non siamo destinati a naufragare sugli scogli della mediocrità” (Domenico Marrone). Siamo chiamati ad essere, come prega l’orante nel salmo 1, ad essere come alberi piantati lungo il corso dell’acqua, capaci di dare frutto a suo tempo, non piante di abbellimento. Il Signore ci chiede di dare frutto, non di fare bella mostra di noi. La posta in gioco è molto alta, rischiamo di essere tagliati! Per questo motivo è necessaria una vera e radicale conversione, come ci ricorda il brano odierno del vangelo.

