LA SPERANZA SCATURISCE DALLA CROCE

Martedì della V settimana di quaresima (8 aprile)

aprile 08 , 2025

Come è difficile comprendere l’identità di Gesù quando si chiude il cuore alla grazia e al soffio dello Spirito. Quel “Io sono” suona duro e incomprensibile, soprattutto nei confronti di chi pur vivendo nel mondo non appartiene ad esso. C’è un momento ben preciso quando tutto, anche ai più ostinati, tutto apparirà chiara e manifesto, lo dice Gesù stesso: “quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono”. È l’ora della croce. “noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani, ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1Cor 17,23-25). Il cuore di Cristo, trafitto sulla croce, è la sorgente della nostra speranza. È vero che nella nostra concezione tutti vorremmo evitare il Venerdì Santo e giungere al mattino di Pasqua direttamente. Non c’è resurrezione senza morte, non c’è gloria senza croce. Se il figlio di Dio ha scelto la via della croce, chi siamo noi per evitarla? Scriveva, a tal proposito, il venerabile don Tonino Bello: “Purtroppo la nostra vita cristiana non incrocia il Calvario. Non s’inerpica sui tornanti del Golgota. Passa di striscio dalle pendici del luogo del cranio. Come i Corinzi anche noi, la croce, l’abbiamo «inquadrata» nella cornice della sapienza umana, e nel telaio della sublimità di parola. L’abbiamo attaccata con riverenza alle pareti di casa nostra, ma non ce la siamo piantata nel cuore. Pende dal nostro collo, ma non pende sulle nostre scelte. Le rivolgiamo inchini e incensazioni in chiesa, ma ci manteniamo agli antipodi della sua logica. L’abbiamo isolata, sia pure con tutti i riguardi che merita. È un albero nobile che cresce su zolle recintate. Nel centro storico delle nostre memorie religiose. All’interno della zona archeologica dei nostri sentimenti. Ma troppo lontano dalle strade a scorrimento veloce che battiamo ogni giorno. Dobbiamo ammetterlo con amarezza. Abbiamo scelto la circonvallazione e non la mulattiera del Calvario. Abbiamo bisogno di riconciliarci con la croce e di ritrovare, sulla carta stradale della nostra esistenza paganeggiante, lo svincolo giusto che porta ai piedi del condannato!”. Guardiamo a Cristo, elevato tra cielo e terra, è lì la nostra speranza e soprattutto lasciamoci coinvolgere dal mistero di amore che da essa scaturisce.

FONTE

La Settimana Santa e la Pasqua ai tempi del coronavirus

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La situazione attuale ci porta ad essere cristiani veri, perché la Messa senza servizio (lavanda dei piedi) e senza voler bene a chi ci sta accanto (morire in croce) è solo un bel rito, ma non un legame di amore che deve cambiare la nostra vita e rassomigliare a Gesù. Se non cambiamo il cuore è solo ostentazione e questo non aiuta a crescere come comunità. Non lamentiamoci, non cerchiamo sotterfugi, ma chiediamo al Signore di cambiare la nostra vita,...

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