Natale del Signore - Anno A
Commento al Vangelo di Padre Roberto Pasolini
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. 15Giovanni gli dà testimonianza e proclama: "Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me". 16Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. 17Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. 18Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.
Il parametro della piccolezza
L’attesa è finita: ancora una volta è Natale. Il tempo dell’Avvento ci ha regalato l’occasione di incamminarci, così come siamo, verso Betlemme, per meditare il mistero dell’Incarnazione del Verbo. La voce dei profeti, la testimonianza di Giovanni Battista, il sogno di Giuseppe, il coraggio di Maria, hanno tracciato una strada per farci arrivare colmi di desiderio davanti alla follia di un Dio fatto uomo. Il dono, piccolo e immenso, del suo Natale ora è davanti agli occhi della nostra fede, per essere riconosciuto, creduto, accolto.
Il punto prospettico da cui la liturgia del giorno ci fa contemplare questo mistero d’amore è piuttosto suggestivo. Il profeta riceve una visione sulle rovine di Gerusalemme, la città devastata e deportata, sulle cui alture si scorgono all’improvviso i piedi di un messaggero di buone notizie:
«Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion» (Is 52,8).
Sempre dal basso, dal piccolo, dal fondo di un esilio, risorge per la chiesa la gioia del Natale. Perché solo a partire dall’ultimo posto Dio può accendere una speranza di vita per tutta la storia e per tutte le storie, come ci fa cantare gioiosamente il salmo responsoriale: «Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio».
La meravigliosa comparsa di Dio tra le rovine della storia umana è descritta dal prologo del quarto vangelo in termini di contemplazione estatica, ma anche con accenti di profondo realismo:
«Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto» (Gv 1,10-11).
La sfida che il Natale pone al cuore e al buon senso della nostra umanità è il parametro della piccolezza come criterio di compatibilità con la vita divina. Facendosi uomo, Dio ha voluto assumere non la forma di un sole abbagliante, ma la forza mite e invincibile di un infante, di uno che — letteralmente — non può parlare. La Parola di Dio è venuta ad abitare in mezzo a noi come una piccola candela che, lentamente e inesorabilmente, pone fine alle tenebre che la circondano semplicemente con la sua presenza e con la sua luce. È questo il segno del Natale. È questa la straordinaria forza della «luce vera, quella che illumina ogni uomo» (1,9). Un bagliore mite, sereno, stabile, destinato a vincere sulle tenebre a causa della bellezza che irradia. Come un fiore posto in un campo, un cielo terso srotolato sopra un prato, un tramonto che incanta lo sguardo e dà sollievo al cuore. Come un bimbo piccolo e bisognoso che, pur non parlando, sa esercitare la forza più sovversiva che esista al mondo: suscitare nell’altro i pensieri e le azioni migliori.
Sulle “rovine” del nostro tempo, ancora una volta, la Chiesa celebra nel mistero dell’Incarnazione la sua speranza per il presente e per il futuro. Sebbene molti problemi e serie difficoltà riescano a gettare un’ombra sui sogni che portiamo nel cuore, il Natale del Signore afferma silenziosamente che il futuro è ricco di grazia. Non tanto quella che potremo ricevere, ma quella che sapremo restituire, diventando anche noi vera luce e parola incarnata. Se sapremo credere che
«ultimamente, in questi giorni, Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,2)
non sarà difficile riconoscere quante mangiatoie vuote ci sono nella realtà, dove convertire il bisogno di mangiare in desiderio di donarsi. Basta riconoscere quella preparata per noi. Poi adagiarci su di essa. Con semplicità e confidenza. Senza paura, come bambini appena nati.

