"Maria, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola"

Santa Elisabetta della Trinità (1880-1906), carmelitana - Ultimo ritiro, 10°-11° giorno

ottobre 09 , 2018
Affinché nulla esca dal bel silenzio dell'anima, [conserverò] sempre la stessa condizione, lo stesso isolamento, lo stesso distacco, la stessa spoliazione. Se i desideri, le paure, le gioie o i dolori... non sono perfettamente donati a Dio, non sarò sola, ci sarà rumore dentro di me; ci vuole dunque la calma, il "sonno delle potenze", l'unità dell'essere. "Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio, dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre; al re piacerà la tua bellezza" (Sal 45,11-12)... "Dimenticare il proprio popolo" è difficile, credo; poiché il popolo è tutto un mondo che fa parte, per così dire, di noi stessi; sono la sensibilità, i ricordi, le impressioni, ecc. ... Quando l'anima ha compiuto questo distacco, quando è libera da tutto ciò, al Re piacerà la sua bellezza... Il Creatore, vedendo il bel silenzio che regna nella sua creatura, guardandola tutta raccolta..., la fa passare in una immensa solitudine, infinita, "al largo" cantato dal profeta (Sal 18,20) e che non è altro che lui stesso... "La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore" (Os 2,16). Eccola l'anima entrata in questa grande solitudine dove Dio si farà sentire! "La parola di Dio - dice San Paolo - è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla" (Eb 4,12). Sarà essa stessa direttamente che compirà il lavoro di spoliazione dell'anima... Ma non è tutto ascoltare questa parola, occorre osservarla! (Gv 14,23) Ed è osservandola che l'anima sarà "santificata nella verità" (Gv 17,17); quello desidera il Signore... A chi osserva la sua parola, non ha forse fatto la promessa: "Il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui"? (Gv 14,23) E' tutta la Trinità che abita nell'anima che lo ama in verità, cioè osservando la sua parola.     

Povere perpetue

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Fino a non molti anni fa i preti che non avevano con loro i familiari, tenevano presso di sé in canoni-ca, per le faccende domestiche, una “perpetua”: per antonomasia, dal personaggio omonimo dei Promessi Sposi, la donna di servizio di un sacerdote.L’aveva pure nel 1906 il parroco di Vignale don Luigi Zazzi (parroco a Vignale dal 2/7/1885 al 12/3/1907). Tre anni or sono – si legge sul giornale La Giovane Montagna dell’ottobre 1906 –...

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