5. L’amore rende amabili

Salmo 105
1 Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome, proclamate fra i popoli le sue opere.
2 A lui cantate, a lui inneggiate, meditate tutte le sue meraviglie.

3 Gloriatevi del suo santo nome: gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
4 Cercate il Signore e la sua potenza, ricercate sempre il suo volto.

5 Ricordate le meraviglie che ha compiuto, i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,
6 voi, stirpe di Abramo, suo servo, figli di Giacobbe, suo eletto.

7 È lui il Signore, nostro Dio: su tutta la terra i suoi giudizi.
8 Si è sempre ricordato della sua alleanza, parola data per mille generazioni,

9 dell'alleanza stabilita con Abramo e del suo giuramento a Isacco.
10 L'ha stabilita per Giacobbe come decreto, per Israele come alleanza eterna,

11 quando disse: «Ti darò il paese di Canaan come parte della vostra eredità».
12 Quando erano in piccolo numero, pochi e stranieri in quel luogo,

13 e se ne andavano di nazione in nazione, da un regno a un altro popolo,
14 non permise che alcuno li opprimesse e castigò i re per causa loro:
15 «Non toccate i miei consacrati, non fate alcun male ai miei profeti».

Dalla prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 13,1-8)
[1] Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. [2] E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. [3] E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe. [4] La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, [5]non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, [6] non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. [7] Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8La carità non avrà mai fine.

Il Papa ci invita alla cura di quelle attenzioni tipiche dell’amore: la gentilezza, la cortesia, il saper chiedere “permesso”, “scusa” e “ringraziare”. Mai entrare nella vita altrui a gamba tesa come un elefante in una cristalliera di pregiati. E inoltre ci invita a guardare prima i pregi dell’altro piuttosto che i suoi difetti

Dall’AL
99. Amare significa rendersi amabili, vuole indicare che l’amore non opera in maniera rude, non agisce in modo scortese, non è duro nel tratto. I suoi modi, le sue parole, i suoi gesti, sono gradevoli e non aspri o rigidi. Detesta far soffrire gli altri. La cortesia «è una scuola di sensibilità e disinteresse» che esige dalla persona che «coltivi la sua mente e i suoi sensi, che impari ad ascoltare, a parlare e in certi momenti a tacere». Essere amabile non è uno stile che un cristiano possa scegliere o rifiutare: è parte delle esigenze irrinunciabili dell’amore, perciò «ogni essere umano è tenuto ad essere affabile con quelli che lo circondano». Ogni giorno, «entrare nella vita dell’altro, anche quando fa parte della nostra vita, chiede la delicatezza di un atteggiamento non invasivo, che rinnova la fiducia e il rispetto. […] E l’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore».
100. Per disporsi ad un vero incontro con l’altro, si richiede uno sguardo amabile posato su di lui. Questo non è possibile quando regna un pessimismo che mette in rilievo i difetti e gli errori altrui, forse per compensare i propri complessi. Uno sguardo amabile ci permette di non soffermarci molto sui limiti dell’altro, e così possiamo tollerarlo e unirci in un progetto comune, anche se siamo differenti. L’amore amabile genera vincoli, coltiva legami, crea nuove reti d’integrazione, costruisce una solida trama sociale. In tal modo protegge sé stesso, perché senza senso di appartenenza non si può sostenere una dedizione agli altri, ognuno finisce per cercare unicamente la propria convenienza e la convivenza diventa impossibile

Per la riflessione
- Nelle relazioni che vivo so chiedere permesso, scusa e ringraziare? I genitori, i fratelli, le sorelle, gli amici? Oppure entro nella vita altrui presuntuosamente?
- Riesco a vedere negli altri prima i pregi? Oppure sono più propenso a scrutare i loro limiti?

Preghiamo
Signore, l’Amore non si gonfia, concedimi il coraggio di dire: “Ho sbagliato”. Donaci o Signore di avere un cuore attento e gentile, capace di chiedere sempre il permesso prima di entrare nella vita degli altri. Ricordaci che la vita che sfioro è abitata dalla tua presenza, dal tuo Spirito. Donami di rispettare gli altri, e di scoprire in loro la parte migliore. Fa o Signore che oggi veda nelle persone che incontrerò la parte migliore. Amen

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